Due anni dal sisma: ferita aperta, ricostruzione lenta

di Alberto Premici  |  Sono passati esattamente due anni dal terremoto che interessò varie zone del centro Italia. La prima forte scossa il 24 agosto 2016, alle 3.36, di magnitudo 6.0, colpì il territorio compreso tra i comuni di Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto.

Poi le repliche del 26 ottobre 2016 nei comuni di Visso, Ussita e Castelsantangelo sul Nera e la forte scossa del 30 ottobre a Norcia e Preci, di magnitudo 6.5.

Seguì quella del 18 gennaio 2017, localizzata nel comune abruzzese di Montereale. Dall’agosto 2016 sono state quasi 93.000 le scosse registrate dall’ INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia).

Il bilancio è drammatico: morirono 303 persone, 388 i feriti e circa 11.000 sfollati. Il sisma ha interessato un’area estesa 1000 chilometri quadrati. Lo Stato ha stanziato 252,3 milioni di euro per la ricostruzione di cui circa 190 per quella di edifici e strutture pubbliche.

Per le Marche si stima che siano stati allestiti circa mille cantieri e che sia stata rimossa almeno la metà delle macerie. A due anni dall’evento, manca ancora da consegnare una parte delle Sae (Soluzioni abitative d’emergenza), ma la Regione provvederà entro il 15 settembre 2018.

I numeri nelle Marche: in totale le risorse a disposizione per la ricostruzione pubblica, ammontano a 1.643.000.000: 434 milioni per le opere pubbliche, 326 milioni per le scuole, 97 milioni per l’edilizia residenziale, 118 milioni per le chiese e i beni culturali, 549 milioni per le strade Anas, 75 milioni per le caserme e infine 44 milioni sono donazioni.

Dai sopralluoghi effettuati su 110.436 edifici, 47.748 sono risultati inagibili. Le perizie giurate effettuate che sono il primo step per dare avvio alla ricostruzione privata sono 21.405 e ne mancano ancora 7.460. le domande attese dagli Uffici della ricostruzione (USR) sono 38.500.

Per quanto riguarda lo stato delle pratiche presentate per la ricostruzione ad oggi sono 4.658 per un totale concesso di 138.617.039 milioni. 2.883 pratiche si riferiscono ai “danni lievi” dell’edilizia residenziale (per un importo concesso di 96.045.475 euro) , 396 ai “danni gravi” dell’edilizia residenziale (18.586.398 euro ), 98 alle attività produttive (2.139.323 euro) 1.219 alla delocalizzazione delle attività economiche (12.334.947 euro) e 62 al ripristino e ricostruzione immobili produttivi (9.510.895 euro).

Per quanto riguarda la spesa per l’emergenza sono 773,5 i milioni impiegati: 191 milioni per 38.349 persone in contributo di autonoma sistemazione da inizio sisma e 27.076 ad oggi; 255 milioni per le 1.930 sae di cui 1810 consegnate, 97 da consegnare entro il 24 agosto e 33 entro il 15 settembre; 56 milioni per gli alloggi invenduti, 76 milioni per gli alberghi che da inizio emergenza hanno ospitato 12.813 persone scese oggi a 1.187.

Ammonta poi a 60 milioni il costo stimato per la gestione macerie a lavori ultimati. 26 milioni sono destinati invece ai contributi per le imprese e per i lavoratori, 27 milioni per le attività agricole e zootecniche (293 stalle, 191 fienili, 11 mapre); 12,5 milioni per la delocalizzazione delle attività produttive e 70 milioni per le messe in sicurezza.

La terra intanto non ha mai smesso di tremare, neanche negli ultimi giorni, come in Molise, dove si sono susseguite scosse di una certa entità.

Il Capo della Protezione civile nazionale, Angelo Borrelli, presente al Coc di Montecilfone (Campobasso), mette tutti in allerta: “C’è il terremoto, il terremoto non è prevedibile, ci sono queste scosse, gli esperti dicono che è aumentata la probabilità che ci possa essere una scossa ancora più forte, regoliamoci di conseguenza. Questo è il messaggio che deve passare”.

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