
Si aggiunge un tassello fondamentale nel processo riguardante i tragici eventi avvenuti all’interno della Residenza Sanitaria Assistenziale (Rsa) di Offida. Secondo quanto riportato da VeraTV, sono state rese note le motivazioni della sentenza che ha analizzato i decessi sospetti avvenuti nella struttura.
Dalle carte giudiziarie emerge un quadro agghiacciante. I giudici hanno descritto gli omicidi non come episodi isolati o frutto di tragiche fatalità, ma come vere e proprie “azioni mirate”. Questa definizione sottolinea la consapevolezza e la determinazione dietro i gesti compiuti, escludendo l’ipotesi di una condotta colposa o accidentale.
L’indagine, che ha scosso profondamente la comunità di Offida e l’intera opinione pubblica, si era concentrata su una serie di morti anomale tra gli anziani ospiti della Rsa. Il deposito delle motivazioni permette ora di comprendere meglio il percorso logico-giuridico che ha portato alla condanna, confermando la gravità dei fatti contestati.
I dettagli contenuti nel documento mettono in luce la sistematicità con cui i soggetti coinvolti avrebbero agito, trasformando un luogo che doveva essere di cura e protezione in uno scenario di delitto.
Come noto la figura centrale dell’inchiesta è l’infermiere Leopoldo Wick, il cui percorso giudiziario è stato complesso e ha visto diversi ribaltamenti. L’accusa iniziale è stato quella di aver ucciso volontariamente 8 anziani e di aver tentato di ucciderne altri 4 tra il 2017 e il 2018, somministrando loro dosi eccessive e indebite di farmaci, come insulina e psicofarmaci.
La Corte d’Assise di Macerata lo ha condannato all’ergastolo, ritenendolo responsabile di 7 omicidi e un tentato omicidio. La sentenza è stata ribaltata dalla Corte d’Assise d’Appello di Ancona, che lo ha assolto “perché il fatto non sussiste”, ordinandone l’immediata scarcerazione.
La Cassazione nell’ottobre 2024 ha annullato l’assoluzione, accogliendo il ricorso della Procura generale. A seguito della decisione della Cassazione, è stato disposto un nuovo processo di secondo grado davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Perugia per riesaminare le prove e le responsabilità legate a quei decessi definiti, come detto, “azioni mirate”.


