Ci siamo: nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre torna l’ora solare. Alle 3 del mattino gli orologi andranno riportati alle 2, regalandoci – almeno sulla carta – un’ora di sonno in più. Smartphone, computer e dispositivi connessi si aggiorneranno da soli; andranno invece regolati a mano gli orologi da polso e da parete, il forno, il cruscotto dell’auto e i vecchi radiosveglia.
Si chiude così il periodo di ora legale iniziato a fine marzo, che tornerà nella notte tra sabato 27 e domenica 28 marzo 2027. Nel frattempo avremo più luce al mattino ma pomeriggi più corti: anche nel Piceno, dopo il cambio, il sole tramonterà intorno alle 17, e il buio arriverà sempre prima fino al solstizio d’inverno del 21 dicembre.
Il cambio dell’ora nasce per sfruttare meglio la luce naturale. Secondo le stime di Terna, i sette mesi di ora legale del 2026 hanno portato a un minor consumo di circa 302 milioni di kWh, l’equivalente del fabbisogno annuo di circa 115 mila famiglie, per un valore stimato di 80 milioni di euro. Dal 2004 al 2025, sempre secondo Terna, il risparmio complessivo per l’Italia ha superato i 12 miliardi di kWh.
Un’ora sembra poca cosa, ma il corpo la sente. I medici del sonno parlano di un vero e proprio “mini jet lag”: per qualche giorno possono comparire sonnolenza, irritabilità, difficoltà di concentrazione e un generale senso di giornata “sfasata”, come chi rientra da un viaggio intercontinentale.
C’è però un problema più ampio, sottolineato in questi giorni anche dall’ANSA: il jet lag, molti di noi, lo vivono tutto l’anno. Dormire poco è diventata un’abitudine considerata normale, e così finiamo per vivere fuori sincrono rispetto al nostro orologio biologico. Il cambio d’ora, in questo senso, non fa che evidenziare uno squilibrio già presente. Gli specialisti lo chiamano “jet lag sociale”: la differenza tra gli orari che il nostro corpo vorrebbe seguire e quelli imposti da lavoro, scuola e impegni, che si vede bene nel divario tra il sonno dei giorni feriali e quello del fine settimana.
Con l’autunno si aggiunge un altro fattore: meno luce nel pomeriggio può favorire, nelle persone predisposte, cali dell’umore e voglia di cibi zuccherati, il cosiddetto disturbo affettivo stagionale.
Sfruttare la luce del mattino è la regola numero uno: una passeggiata o una colazione vicino alla finestra, magari con i panorami piceni, aiutano l’orologio interno a risincronizzarsi, perché la luce solare frena la melatonina, l’ormone del sonno.
Mantenere orari regolari, svegliandosi alla stessa ora anche domenica, invece di approfittare dell’ora “regalata” per restare a letto più a lungo.
Da anni in Europa si discute di eliminare il doppio regime. Nel 2019 il Parlamento europeo si era espresso a favore, ma la riforma si è arenata sulla scelta di quale ora mantenere in modo permanente senza creare squilibri tra Nord e Sud del continente. In Italia, una petizione di SIMA e Consumerismo No Profit per l’ora legale tutto l’anno ha superato le 350 mila firme. Per ora, però, nulla cambia: domenica si torna all’ora solare.
(ap/Red/offida.info)






