di Alberto Premici
ANCONA – Truffe sui fondi per la ricostruzione privata, subappalti finiti a imprese vicine alla criminalità organizzata e un giro di corruzione intorno ad appalti di enti pubblici marchigiani. Sono le ipotesi al centro dell’operazione “Ricostruzione”, scattata all’alba di oggi, giovedì 22 ottobre. L’inchiesta è stata condotta dalla Guardia di Finanza di Ancona e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia. Riguarda commesse per la ricostruzione privata dopo il sisma del 2016 e appalti banditi da Regione Marche, Erdis Marche e Università di Camerino. Le accuse sono di truffa aggravata, infiltrazioni della criminalità organizzata di stampo mafioso e corruzione.
I numeri dell’operazione sono pesanti. Gli indagati sono 51. Per otto di loro il gip del Tribunale di Ancona ha disposto la custodia cautelare in carcere, per altri cinque l’interrogatorio preventivo. Sono stati sequestrati beni per oltre 57 milioni di euro. Circa 230 finanzieri hanno eseguito più di cinquanta perquisizioni e acquisizioni di documenti nelle province di Ancona, Macerata, Pesaro-Urbino, Fermo, Roma, Caserta, Napoli, Reggio Calabria, Modena, Terni, Chieti, Treviso e Piacenza. Per ora, tra le province coinvolte nelle perquisizioni non compare quella di Ascoli Piceno.
Gli accertamenti del Nucleo di polizia economico-finanziaria hanno seguito due direzioni. La prima riguarda una truffa aggravata per ottenere i contributi pubblici destinati alla ricostruzione privata nei territori colpiti dal terremoto.
Secondo gli investigatori, quei lavori sarebbero stati subappaltati anche a soggetti legati alla criminalità organizzata calabrese e campana. La seconda riguarda episodi di corruzione che avrebbero coinvolto pubblici ufficiali e imprenditori. Gli inquirenti puntano a ricostruire come sarebbero stati ottenuti i fondi pubblici e affidati lavori a imprese ritenute riconducibili a circuiti criminali.
L’indagine è coordinata dalla Dda di Ancona, guidata dalla procuratrice Monica Garulli. I dettagli saranno illustrati oggi alle 15 in una conferenza stampa al Comando provinciale della Guardia di Finanza di Ancona, alla presenza della procuratrice.
A dieci anni dalle scosse che hanno colpito l’entroterra marchigiano, anche il Piceno, la notizia colpisce le comunità che ancora attendono di rientrare nelle proprie case. Il sistema della ricostruzione si regge su risorse pubbliche ingenti e su controlli rigorosi. Indagini come questa ne mostrano la vulnerabilità, ma anche la capacità degli organi di controllo di intervenire.
Le contestazioni sono, allo stato, ipotesi investigative. La responsabilità degli indagati dovrà essere accertata in sede giudiziaria, nel rispetto della presunzione di innocenza fino a un’eventuale condanna definitiva.






