“La borsa del Duce”, esordio letterario del chirurgo offidano Talamonti

di Alberto Premici – Con la modestia che lo contraddistingue, il dott. Giuseppe Talamonti, offidano residente a Milano, ci sorprende con questa sua prima ed inaspettata fatica letteraria. “Ci son voluti quasi 5 anni solo per pubblicarlo, ma ora è pronto e reperibile”, ci dichiara soddisfatto.

E’ infatti disponibile in tutte le librerie, anche Mondadori Store, Amazon, IBS, Libreria Universitaria, ecc. il suo romanzo “La borsa del Duce”, il cui ricavato verrà devoluto per opere di beneficienza alla fondazione Deus Caritas Est.

Talamonti, neurochirurgo al Grande Ospedale Metropolitano Niguarda di Milano, in questa sua opera, pur sotto forma di romanzo, ripercorre vicende sui cui ancora si discute ed indaga, per arrivare ad una conoscenza reale di fatti e circostanze ancora molto controversi.

Di recente anche il canale History Channel e l’Istituto Luce, hanno prodotto interessanti documentari, aggiungendo ricostruzioni e testimonianze utili per ricomporre il complesso puzzle degli ultimi giorni di Mussolini e dei documenti che aveva con sè.

“Ho preso spunto da vicende realmente accadute; – dichiara Talamonti – quando Mussolini fu catturato aveva con sé una borsa da cui non avrebbe voluto assolutamente separarsi. I partigiani fecero l’elenco di ciò che conteneva: lettere alla Petacci, il carteggio con Churchill e materiale classificato “segretissimo”. In più sembra che furono sequestrati oro, gioielli, buoni del tesoro e altri valori”.

“I partigiani cominciarono a discutere fra loro su cosa fare di tutta quella roba. Uno dei capi della Brigata Partigiana, Luigi Canali (nome di battaglia Neri) voleva assolutamente che tutto il materiale fosse riconsegnato ai legittimi proprietari, cioè gli italiani. Altri la pensavano diversamente. Nasce qui il mistero dell’ “Oro di Dongo”: negli anni 50′ fu celebrato un processo a Padova sulla vicenda del materiale sequestrato a Mussolini”.

“La borsa e il suo contenuto scomparvero in circostanze misteriose – prosegue l’autore-. Neri non la prese bene e litigò con alcuni commilitoni. Sparì misteriosamente. Giuseppina Tuissi (nome di battaglia Gianna) era la sua amante e cominciò a fare un sacco di domande. Sparì anche lei. I loro corpi non furono mai ritrovati.

Intorno a queste vicende ho costruito una storia, ambientata all’inizio degli anni 2000, in cui ho immaginato che venissero a crearsi le condizioni affinché la borsa e il suo misterioso contenuto, potessero essere ritrovati. Si scatena una guerra fra servizi segreti, criminalità organizzata e terroristi per accaparrarsi la borsa. Ne fa le spese un povero uomo qualunque, un medico, che si ritrova inconsapevole come oggetto di una spietata caccia all’uomo attraverso mezza Italia. Dovrà difendersi e svolgere indagini per risalire al perché all’improvviso tutti ce l’hanno con lui.

Alla fine capirà che l’unica possibilità che ha per cavarsela è recuperare la Borsa del Duce e svelarne il contenuto. Il finale ovviamente è a sorpresa”.

Davvero una trama intrigante oltre che originale. che solo la lettura della fatica letteraria di Talamonti, potrà svelare.

Abbiamo poi chiesto come mai questo lavoro, nonostante gli impegni professionali: “Per me è stato un passatempo scriverlo – ci risponde Talamonti – Mescolando la mia passione per la storia (ereditata da mio padre Fides) con i fatti di cronaca recenti. Il difficile è stato trovare un editore! Alla fine, dopo un puerile tentativo di self-publishing, ho trovato chi ha fatto l’editing, perfezionando il mio lavoro che adesso è sicuramente più fluido e scorrevole.

Non resta che leggere il romanzo del dott.Talamonti, cui vanno tutti i complimenti personali e della redazione di Offida.info, anche per lo scopo benefico dell’iniziativa.

Trama. Pasquale Colli, detto Lino, è un medico dalla vita tranquilla, che per caso soccorre un’anziana donna che ha avuto un malore. La donna, probabilmente scambiandolo per qualcun altro, prima di perdere i sensi, gli affiderà una busta contenente una vecchia chiave. Lino non sa che si è già scatenata una caccia per recuperare quella vecchia chiave. Si troverà a sfuggire da sconosciuti che lo inseguiranno ovunque per ucciderlo o rapirlo e dovrà gradualmente risalire al mistero che c’è dietro tutta la vicenda. Inizierà una fuga attraverso mezza Italia, aiutato da una giornalista, Rosalba Lopez e dalla dottoressa Boninsegna della Questura di Milano. Sulle sue tracce si scateneranno vari servizi segreti internazionali, la criminalità organizzata e un fantomatico mercenario al soldo del migliore offerente. Gradualmente Lino scoprirà che la chiave che ha ricevuto condurrebbe a un piccolo tesoro: una borsa di cuoio contenete i documenti segreti che Mussolini aveva con sé quando fu catturato. Una borsa di cui si sono perse le tracce nelle fasi concitate della cattura e che potrebbe contenere dei segreti vitali. Documenti storici compromettenti e forse persino i piani per l’arma segreta, quella che avrebbe dovuto cambiare le sorti della guerra. La fuga/ricerca della borsa si farà sempre più avventurosa e intricata, finché alla fine il mercenario non riuscirà ad impossessarsene dopo un serrato inseguimento e una sparatoria. Sarà solo in quel momento che tutti i pezzi del puzzle andranno a posto: grazie all’aiuto di Rosalba, Lino riuscirà a capire che cosa si celava veramente dietro a tutta quella storia pazzesca.

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