Il caro carburanti sta falcidiando imprese e famiglie e Confartigianato ha deciso di depositare formali querele presso le Procure di Macerata, Ascoli Piceno e Fermo e all’autorità antitrust per denunciare tali speculazioni.

L’incremento del costo degli idrocarburi e la conseguente impennata dei costi d’acquisto dei carburanti – hanno commentato il Presidente Mengoni e il Segretario Menichelli – stanno causando effetti travolgenti sul costo della vita e sui costi di produzione di molte imprese.

Siamo fortemente preoccupati dagli scenari che si stanno prospettando. Nel nostro Paese l’85% delle merci per arrivare sugli scaffali dei supermercati viaggia su strada e l’aumento dei prezzi di benzina e gasolio incide sensibilmente sul costo delle merci, incrementando il rischio di psicosi, accaparramenti e speculazioni.

L’effetto di tali rincari sull’inflazione e sui bilanci delle famiglie e delle aziende, prime tra tutte quelle del settore dei trasporti, costringe centinaia di operatori economici ad una seria meditazione circa la convenienza nel continuare l’attività d’impresa.

L’unico rimedio per evitare il rischio di default e quindi il fallimento, in special modo per le micro e piccole imprese, sembrerebbe purtroppo quello d’interrompere l’attività produttiva per evitare di lavorare in perdita.

La percezione dell’ingiustizia di tali rialzi trova conferma nelle affermazioni di eminenti personalità politiche, primo tra tutti il Ministro della transizione ecologica Cingolani, che alimentano il legittimo sospetto d’intenti speculativi celati dietro all’allarmismo generato dagli eventi bellici che coinvolgono Russia ed Ucraina.

Le assurde quotazioni del greggio evidenziano che mentre il barile, partito da 87 euro, ha raggiunto la quotazione di 118 euro il 7 marzo per poi ritornare sotto la soglia di euro 100, il prezzo dei prodotti raffinati sulla piazza del Mediterraneo (quotazione Platts Cif Med) ha superato ogni più infausta previsione con la benzina aumentata del 17% a 0,77 euro al litro e, il gasolio che ha fatto registrare un incremento eccezionale di ben 0,8 euro per litro, corrispondente ad un +29,6%, con un massimo di addirittura 1,1 euro raggiunto l’8 marzo, percentuali queste in costante aumento.

Prezzi di vendita inauditi che mai prima i bilanci degli utilizzatori professionali aveva dovuto sperimentare e che, ancor più drasticamente gravano sulle tasche dei consumatori che hanno sperimentato quotazioni alla pompa di benzina di ben oltre 2 euro al litro.

Auspichiamo quindi che venga fatta un’immediata e seria verifica circa l’esistenza di possibili attività speculative sul caro carburanti in tutto il territorio nazionale. (red)

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