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Nepal-Tibet: sale a oltre 390 morti il bilancio dell’alluvione, tre italiani ancora dispersi

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(ap) – Il bilancio della devastante alluvione che ha colpito il confine tra Nepal e Tibet nella giornata di mercoledì continua ad aggravarsi. Secondo l’ultimo aggiornamento diffuso dall’Afp, i morti accertati sono saliti ad almeno 392, mentre i soccorritori continuano le ricerche per oltre 1.400 persone ancora disperse. La stragrande maggioranza delle vittime si registra sul versante nepalese: 359 morti in Nepal contro le 3 vittime accertate finora in territorio tibetano.

L’ondata di fango e detriti si è abbattuta all’improvviso mercoledì mattina sulla regione himalayana, travolgendo persone, edifici e strade lungo il confine tra Nepal e la regione cinese del Tibet. I corpi recuperati sono distribuiti su diversi distretti nepalesi a valle del disastro: 65 a Chitwan, 27 a Dhading, 26 a Nawalparasi, 20 a Gorkha, 12 a Nuwakot, nove a Tanahun e altri nei distretti limitrofi, segno di quanto l’ondata si sia propagata lungo il corso dei fiumi Trishuli e Bhote Koshi. Dal lato cinese, al valico di frontiera di Gyirong, nello Xizang, la colata di fango e detriti ha danneggiato pesantemente le infrastrutture, spingendo Pechino a mobilitare squadre di soccorso; il presidente Xi Jinping ha chiesto operazioni di soccorso senza risparmio di mezzi, senza tuttavia fornire un bilancio ufficiale delle vittime cinesi.

Resta alta l’allerta per un possibile nuovo disastro: si è infatti formato un lago naturale di sbarramento a monte del valico di Gyirong, che le autorità temono possa cedere provocando una nuova piena improvvisa a valle, proprio nell’area già colpita.

Il numero delle persone irrintracciabili alto. Le autorità nepalesi parlano di centinaia di turisti stranieri di decine di nazionalità coinvolti, molti dei quali diretti verso il Monte Kailash, in Tibet, meta di pellegrinaggio induista: un portavoce del turismo nepalese ha riferito che oltre cento dei dispersi erano cittadini indiani in pellegrinaggio verso il sito sacro. Il ministero degli Esteri nepalese ha comunque precisato che i dati sui dispersi, basati sulle liste dei tour operator, potrebbero risultare imprecisi.

Sul fronte italiano, la Farnesina ha attivato l’Unità di Crisi per rintracciare i connazionali presenti nell’area, circa novanta secondo i registri consolari. Due italiani, Valentina Piccinini e Stefano Lotumolo, sono stati tratti in salvo insieme ad altri turisti stranieri nelle zone di Timure e Bhote Koshi, nel distretto di Rasuwa. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha confermato che i due sono in buone condizioni e vengono assistiti dalla diplomazia italiana, che li aiuterà a rientrare in patria non appena possibile.

Restano invece ancora irreperibili tre cittadini italiani: Marco Ratto, orefice di Rapallo in viaggio nella zona, e una coppia italo-svizzera di cui al momento non si hanno notizie certe. La Farnesina ha precisato che non è ancora confermato se abbiano effettivamente attraversato il valico colpito dal disastro.

Sul terreno è già operativo un team di Medici Senza Frontiere, giunto in Nepal per valutare i bisogni immediati della popolazione colpita e pronto a fornire assistenza medica d’urgenza. Anche il Regno Unito ha espresso vicinanza alle vittime, con un messaggio di re Carlo che ha ricordato i legami storici tra il Paese e l’area himalayana.

Le operazioni di soccorso restano complicate dalle condizioni sul terreno: gli elicotteri non possono ancora atterrare nelle zone più colpite finché le acque non si saranno ritirate, mentre il premier nepalese Balendra Shah ha visitato di persona alcune delle aree devastate, disponendo assistenza immediata agli sfollati e il ripristino delle infrastrutture danneggiate.

Rassegna stampaRassegna stampa del 28 ottobre▶ Ascolta