merletti di tombolo,offida,artigianato localeNelle Marche, nell’entroterra ascolano, cinta da antiche mura si nasconde Offida, una cittadina dal fascino medievale là dove è di casa l’industria dei merletti, un’arte che si respira in ogni angolo, strada dopo strada, ammirando quell’incessante lavoro dei fuselli di legno nelle agili mani delle merlettaie. A fare gli onori di casa è infatti una vera e propria icona, il Monumento alle Merlettaie realizzato nel 1983 dall’artista indigeno Aldo Sergiacomi raffigurante tre donne intente alla loro opera, tre figure che identificano tre differenti generazioni il cui significato è quello dell’importanze della continuità di una tradizione secolare da portare avanti e tramandare.

LA TRADIZIONE Le origini di questa nobile arte sono incerte ma, stando a preziose testimonianze, è nel ‘400 che si inizia a parlare concretamente dell’uso del tombolo a fuselli per la realizzazione di pregiati merletti, un mestiere tradizionale che si tramanda da almeno cinque secoli da madre in figlia. Un’antica leggenda narra infatti che è nel 1476 che tutto ebbe inizio quando, per distogliere dalla tristezza di un lutto, le donne del paese trovarono rifugio in quest’attività che coinvolse via via un numero crescente di persone coinvolgendo anche le suore benedettine per ornare i corredi sacri e le donne dell’aristocrazia. Fu un successo via via crescente divenendo una fonte di sostentamento per le famiglie del luogo nel ‘6oo perfezionandosi sempre più.

LE CARATTERISTICHE Il merletto a tombolo è un pizzo realizzato a mano grazie alla maestria e alla pazienza delle abili lavoratrici, esclusivamente donne che, in maniera incessante, girano e incrociano fili bianchi molto sottili, servendosi per l’appunto del tombolo, un cuscino imbottito chiamato in dialetto "lu capzzal", una prebenda, filo per lo più di lino, canapa e seta, spillini di ottone argentato e i fuselli in legno detti "cann’itt" il cui numero determina il tipo di punto prescelto: si ricordi il punto Nastrino, il punto Antico, il punto Venezia molto usato per la produzione floreale e il punto Rosalin. Una volta definito quello che sarà il disegno del merletto da realizzare, generalmente eseguito su cartoncino rigido, lo si poggia sul tombolo e via, si inizia la realizzazione dell’opera.

IL TERRITORIO Dal 1998 si trova in città un polo culturale interamente dedicato a questo vanto artigianale, trattasi del Museo del merletto a tombolo, ospitato tra le mura del Palazzo de Castellotti in via Roma 17 là dove, ben sette sale illustrano le origini, la storia e la lavorazione del Merletto Offidano attraverso documenti, fotografie, pubblicazioni e lavori antichi e moderni. Inoltre dal 2006 è stata istituita l’Associazione culturale merletto a tombolo di Offida, nota anche con la sigla  CO.AR.ME,a al fine di tenere in vita i tradizionali metodi di esecuzione offidani in maniera tale di fare tesoro di quest’ arte e tramandarla alle nuove leve. Chi si trova in città durante la stagione estiva, è possibile prendere alla Settimana del Merletto, con tanto di convegni, concorsi, una mostra-mercato, sfilate di moda etc.

INDIRIZZI Ad Offida il tempo sembra quasi essersi fermato, passeggiando per le sue stradine si respira un’aria rilassata e, angolo dopo angolo, soprattutto in concomitanza con la calda stagione, è possibile imbattersi in merlettaie all’opera, con le loro abili mani chine sul tombolo e intente nella realizzazione di capolavori artigianali unici. Impossibile tornare a casa senza un souvenir, un pezzo di storia che ricordi questo vanto locale: tra gli indirizzi cult,  la Cooperativa Artigiana Merlettaie, sita in piazza XX Settembre che, dal 1979. riunisce le offidane che producono e vendono direttamente i propri lavori o ancora Iolanda Ottavi che, fin dalla tenera età, si è appassionata alla lavorazione dei merletti portando avanti con il cuore la tradizione del suo paese ma, allo stesso tempo, affinando la tecnica aggiungendo un pizzico di novità e di design, ideando il merletto gioiello, un connubio di merletto e oro da applicare su orecchini, bracciali e spille.

(Fonte: La Stampa – Autore: Livia Fabretti – link articolo)

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