Legambiente: “I risultati emersi mettono a nudo l’annosa criticità delle foci dei fiumi e torrenti, è necessario uno screening della rete e degli impianti di depurazione per individuare e risolvere eventuali scarichi abusivi”. Il monito alle istituzioni: “non sprechiamo i finanziamenti in arrivo dal Pnrr per il rinnovo degli impianti di depurazione”.

Oggi presso la Casa delle Culture di Ancona si è tenuta la conferenza stampa di presentazione dei risultati delle analisi microbiologiche eseguite da Goletta Verde lungo le coste delle Marche.
Dodici i punti campionati dai volontari e dalle volontarie della Goletta Verde lungo le coste marchigiane tra il 18 e il 19 luglio, metà dei punti di prelievo sono stati eseguiti alle foci di fiumi e l’altra metà dei campioni sono stati prelevati a mare. Cinque in tutto i punti oltre i limiti di legge secondo il giudizio di Goletta Verde.

Alla presentazione dei dati questa mattina erano presenti Marco Ciarulli, presidente Legambiente Marche, Federica Barbera, portavoce Goletta Verde, Paolo Belelli, presidente Legambiente Pungitopo Ancona  e Anna Lisa Vesprini, gruppo giovani Legambiente Marche. 

Quest’anno la Goletta Verde, insieme alla tutela della biodiversità, mette in evidenza la lotta alla crisi climatica, il rafforzamento del sistema delle aree protette e la promozione delle rinnovabili, a partire dall’eolico offshore. Partner principali della campagna il CONOU, Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati, ANEV, Novamont e Renexia, partner AIPE e media partner La Nuova Ecologia.

Il dettaglio delle analisi di Goletta Verde.

I campionamenti di Goletta Verde non si vogliono sostituire ai dati ufficiali sulla balneabilità ma vanno ad integrare il lavoro svolto dalle autorità competenti. Se, infatti, i dati di Arpa sono gli unici che determinano la balneabilità di un tratto di costa a seguito di ripetute analisi nel periodo estivo, le analisi di Goletta Verde hanno invece un altro obiettivo che è quello di andare ad individuare le criticità dovute ad una cattiva depurazione dei reflui in specifici punti, come foci, canali e corsi d’acqua, il principale veicolo con cui l’inquinamento, generato da un’insufficiente depurazione, arriva in mare.

Sono dodici i campionamenti eseguiti dai volontari e dalle volontarie di Goletta Verde lungo la costa marchigiana tra il 18 e il 19 luglio 2022. Sei punti prelevati presso le foci dei fiumi e sei punti prelevati a mare. In totale cinque sono i campionamenti giudicati oltre i limiti di legge secondo i parametri della Goletta: quattro punti sono stati giudicati fortemente Inquinati e uno inquinato. Giudicata fortemente inquinata la foce del fiume Musone tra i comuni di Porto Recanati e Numana al confine tra le province di Macerata e Ancona; la foce del torrente Valloscura in località Lido di Fermo, tra i comuni di Porto S. Giorgio e Fermo; la foce del torrente Albula e la foce del Tronto nel comune di San Benedetto del Tronto in provincia di Ascoli Piceno. Inquinata invece la foce del fiume Esino in località Rocca Priora nel comune di Falconara Marittima ad Ancona.

Cinque delle sei foci sono oltre i limiti di legge. Ciò dimostra che per prevenire l’inquinamento di natura fecale dei nostri mari dobbiamo agire presso le foci, risalendo fino all’entroterra, per individuare scarichi abusivi o non a norma. E se la depurazione riguarda tutti i comuni, tanto quelli costieri quanto quelli interni, sull’informazione ai bagnanti da parte dei comuni costieri c’è ancora molto da fare. Sono stati rilevati infatti solo in 3 punti i cartelloni di informazione sulla qualità delle acque, obbligatori per legge, mentre presso le foci monitorate solo in due casi su sei è stato individuato il cartello di divieto di balneazione.

“I giudizi dei campionamenti effettuati dai volontari e dalle volontarie di Goletta Verde ci dicono quello che ormai sappiamo da anni: in tema di depurazione delle acque il tallone d’Achille delle Marche sono le foci di fiumi e torrenti – dichiara Marco Ciarulli, presidente Legambiente Marche. Cinque punti alle foci sono risultati inquinati o fortemente inquinati, con la conferma di criticità annose come quella della foce del fiume Musone. Sicuramente è migliore la situazione dei punti a mare ma questo non basta, occorre uno sforzo maggiore da parte di tutti perché la risorsa mare per le Marche è di fondamentale importanza”.

“Ogni anno con Goletta Verde solchiamo i mari italiani illustrando i giudizi del monitoraggio delle analisi delle acque, e di anno in anno ci sono punti che migliorano ed altri che peggiorano in termini di livelli di inquinamento – afferma Federica Barbera, portavoce di Goletta Verde. Ma quello che notiamo è che, in alcune regioni, ci sono delle presenze costanti nelle liste dei punti inquinati o fortemente inquinati. Tutti ne conoscono l’esistenza ma gli interventi risolutori tardano ad arrivare. In questo le Marche non sono da meno, e quindi rinnoviamo il nostro appello a gran voce: in questo territorio, così come in tutto il Paese, occorre efficientare la rete e gli impianti di depurazione delle acque e soprattutto mettere fine agli scarichi abusivi. La manna dal cielo arriva dalle risorse del PNRR che prevedono finanziamenti alla Regione per 18,6 milioni di euro nei prossimi anni. Un’opportunità da non sprecare per tutelare tanto l’ambiente quanto il turismo e le attività economiche che si fondano sulla risorsa mare”.

Il CONOU, Consorzio Nazionale Oli Usati, rinnova ancora la sua storica partnership per la campagna estiva di Legambiente. Da 39 anni il Consorzio è protagonista dell’economia circolare italiana assicurando la raccolta e l’avvio a rigenerazione degli oli lubrificanti usati in tutto il Paese.

Grazie alla filiera del Consorzio questo rifiuto si trasforma in una preziosa risorsa tornando a nuova vita: oltre il 98% dell’olio raccolto viene classificato come idoneo alla rigenerazione per la produzione di nuove basi lubrificanti. Lo scorso anno il Consorzio ha recuperato in Abruzzo 5.629 tonnellate di olio usato.

“Il CONOU, in quasi 40 anni di attività, ha raccolto oltre 6,5 milioni di tonnellate di olio lubrificante che se fossero state disperse in acqua avrebbero inquinato una superfice pari a due volte il Mar Mediterraneo. Partendo da questa conoscenza, il CONOU si è sempre impegnato a raccogliere l’olio usato fino all’ultima goccia, perché rispettare l’ambiente significa prima di tutto rispettare noi stessi. Questo è il motivo fondamentale che ci accomuna a Legambiente, traguardiamo gli stessi obiettivi di Economia Circolare, Salvaguardia Ambientale, Rispetto Sociale.” ha affermato Marco Paolilli, Responsabile CONOU Coordinamento Area Centro Sud.

“In particolare l’olio usato va raccolto e rigenerato: per esempio anche andando nei porti turistici offrendo ai diportisti la possibilità di consegnare l’olio del loro motore in modo agevole. L’olio minerale è un inquinante pericolosissimo anche per l’uomo: nei mari e nelle spiagge può distruggere la vita della flora e della fauna e, pertanto, non va assolutamente disperso. L’olio usato va raccolto in modo proprio perché possa essere poi rigenerato e restituito a nuova vita risparmiando le equivalenti importazioni e lavorazioni di petrolio e tutte le emissioni nocive o climalteranti che da ciò conseguirebbero.

Una doppia missione, quindi, pienamente realizzata dal CONOU, che fa da esempio all’Europa e a tutte le economie circolari nascenti di altri rifiuti che speriamo si realizzino o continuino a crescere, sempre più recuperando nuove risorse anziché inquinare mari e spiagge.”

“La corretta gestione del fine vita delle cassette in polistirolo (EPS) destinate alla pesca è una priorità della nostra Associazione, impegnata da anni a promuovere la sostenibilità degli imballaggi in polistirolo. Per sostenere il riciclo delle cassette del pesce attraverso un corretto conferimento, AIPE ha dato vita all’operazione Porto a Porto, che ha la finalità di facilitare e migliorare il recupero delle cassette per il pesce in polistirolo nei principali porti della penisola, attraverso un protocollo di raccolta studiato ed elaborato appositamente per le aree portuali – afferma Giovanni Raggi, Vice Presidente AIPE – E’ quindi per noi una straordinaria opportunità essere imbarcati su Goletta Verde per portare a conoscenza, di un vasto e qualificato pubblico, la nostra iniziativa, che oltre al recupero delle cassette destinate al pescato mira a limitarne la dispersione nell’ambiente marino, contribuendo al contempo in maniera concreta ad uno sviluppo sostenibile delle risorse, attraverso un sistema virtuoso di raccolta e riciclo circolare del polistirolo (EPS)”.

Il monitoraggio scientifico

I prelievi di Goletta Verde vengono eseguiti da tecnici, volontari e volontarie di Legambiente. L’ufficio scientifico dell’associazione si è occupato della loro formazione e del loro coordinamento, individuando i laboratori sul territorio. I campioni per le analisi microbiologiche sono prelevati in barattoli sterili e conservati in frigorifero, fino al momento dell’analisi, che avviene lo stesso giorno di campionamento o comunque entro le 24 ore dal prelievo. I parametri indagati sono microbiologici (enterococchi intestinali, Escherichia coli). Il numero dei campionamenti effettuati viene definito in proporzione ai Km di costa di ogni regione.

Facendo riferimento ai valori limite previsti dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010) i giudizi si esprimono sulla base dello schema seguente: INQUINATO = Enterococchi intestinali > 200 UFC/100 ml e/o Escherichia coli > 500 UFC/100ml. FORTEMENTE INQUINATO = Enterococchi intestinali > 400 UFC/100 ml e/o Escherichia coli > 1000 UFC/100ml.

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