di Alberto Premici – Numeri alla mano, la crisi idrica in corso che ha colpito l’intera penisola, in particolare le regioni del nord, è considerata dagli esperti la peggiore degli ultimi 70 anni. Le scarsissime precipitazioni nel periodo invernale e primaverile, oltre al caldo torrido ben al di sopra della media stagionale, hanno creato una situazione di estrema gravità per l’approvvigionamento idrico, soprattutto nel settore agricolo.

La regione Piemonte ha già chiesto al Governo lo stato di emergenza, mentre altre regioni come Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna lo faranno a breve.

Con i fiumi a secco, gli invasi sono ai minimi livelli, aspetto estremamente preoccupante soprattutto per quanto riguarda la produzione di energia idroelettrica che, in situazioni ordinarie, garantisce il 15% del fabbisogno nazionale.

Una riduzione che, insieme al taglio delle forniture di gas da parte della Russia, darebbe il colpo di grazia alla nostra economia, già fortemente provata da due anni di pandemia e dai problemi economici connessi alla guerra in Ucraina.

Per fare il punto sull’allarme siccità, è stata convocata mercoledì 22 giugno la Conferenza delle Regioni, cui dovrebbero partecipare, tra l’altro, il sottosegretario Roberto Garofoli, i capi di gabinetto e capi dipartimento dei ministeri dell’Agricoltura, della Transizione ecologica, della Mobilità sostenibile, dello Sviluppo economico, dell’Economia, degli Affari Regionali e i vertici della Protezione Civile.

Se la situazione non dovesse migliorare a breve, ma il meteo non rassicura in tal senso, è del tutto probabile l’inizio del razionamento dei consumi di acqua potabile, ad iniziare dalle zone più in crisi.

Nelle Marche la situazione si aggrava con il passare del tempo. La Coldiretti prevede una riduzione cospicua nel raccolto: “La nostra regione è tra le più cerealicole d’Italia – dichiara Maria Letizia Gardoni, presidente Coldiretti Marche – con oltre 100mila ettari di campi coltivati in un territorio con minori superfici rispetto a Puglia e Sicilia o all’Emilia Romagna. Pur mantenendo una qualità ottimale la produzione comunque sembra destinata a subire una diminuzione. Le stime di questi primi giorni di trebbiatura vedono un 15/20% in meno rispetto allo scorso anno quando le Marche hanno prodotto 4,2 milioni di quintali di grano duro”.

Situazione da allarme rosso anche nel Piceno, confermata dal presidente della CIIP, Giacinto Alati: “La situazione è drammatica. Non c’è acqua e siamo in grave difficoltà e non è facile dare risposte ad una clientela che chiede servizi migliori, di ottimizzare al massimo quanto la natura produce, atteso però il fatto che le nostre sorgenti a causa del terremoto del 2016 hanno perso gran parte dell’acqua e il fatto che non nevichi o cada poca pioggia certamente non aiuta”.

A peggiorare un quadro già critico l’arrivo del terzo e durissimo anticiclone africano dell’Estate 2022. Da oggi, una settimana tra le più calde di sempre per il mese di giugno e in assoluto della stagione estiva con punte di 38°C in Valpadana e 40/43° in Puglia, Sardegna e Sicilia.

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