(ap) – L’estate 2026 si conferma una stagione difficile sul fronte del virus West Nile. Secondo l’ultimo bollettino dell’Istituto Superiore di Sanità, aggiornato al 19 agosto, i casi confermati di infezione nell’uomo in Italia hanno superato quota 300, con un’accelerazione netta rispetto alle settimane precedenti: erano 226 al 12 agosto, 141 al 5 agosto. Dei 312 casi totali, 156 hanno assunto la forma neuro-invasiva, la più grave, 115 si sono manifestati come febbre e 40 sono stati individuati in donatori di sangue asintomatici.
Il bilancio delle vittime è salito a 13, dopo la perdita di due pazienti in appena tre giorni: un pensionato 85enne ricoverato al Policlinico San Matteo di Pavia e una donna di 72 anni di Qualiano, in provincia di Napoli, che si trovava in condizioni critiche da giorni.
Un dato però va letto con attenzione: la letalità calcolata sulle forme neuro-invasive è al momento del 7,7%, nettamente inferiore al 13,9% dello stesso periodo del 2025. Il virus circola ormai stabilmente in 16 regioni e in circa 60 province, contro le 52 di un anno fa nello stesso periodo — segno di una diffusione più ampia ma, secondo gli esperti, non necessariamente più aggressiva.
La situazione nelle Marche
Per i lettori del territorio piceno la domanda è d’obbligo: che succede in regione? A fine luglio, secondo un’intervista all’infettivologo Giacometti, nessuna provincia marchigiana risultava ancora interessata da casi umani confermati, a fronte dei 46 registrati allora a livello nazionale in 20 province. Nei bollettini ISS più recenti compare invece un caso di Usutu virus in Marche — un cugino del West Nile, trasmesso anch’esso dalle zanzare del genere Culex, generalmente meno pericoloso ma comunque sotto sorveglianza. Non risultano al momento casi umani di West Nile confermati in provincia di Ascoli Piceno.
Il virus si trasmette tramite la puntura di zanzare Culex, che si infettano pungendo uccelli selvatici; non esiste contagio diretto da persona a persona. Le autorità sanitarie raccomandano le precauzioni ormai note: eliminare i ristagni d’acqua, usare repellenti, indossare abiti che coprano la pelle nelle ore serali e notturne, quando le zanzare sono più attive.
Sul fronte della prevenzione trasfusionale, il Centro nazionale sangue ha già disposto provvedimenti restrittivi in diverse province italiane dopo il riscontro di positività in animali, vettori o casi umani — misure che restano in vigore, secondo il Piano nazionale arbovirosi, fino a tutto novembre.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità, tramite l’ufficio regionale europeo, ha invitato i Paesi a rafforzare la sorveglianza entomologica e l’informazione pubblica, sottolineando che l’Italia resta il Paese europeo con il maggior numero di aree colpite.






