Nell’anno del Centenario dell’Istat, 148 indicatori in 12 domini raccontano un Paese che migliora nel lungo periodo ma resta diviso tra Nord e Sud. Le Marche tra le regioni dove ci si sente più sicuri.
(ap/Red/offida.info)
È uscita la tredicesima edizione del Rapporto sul Benessere equo e sostenibile (Bes) dell’Istat. Il rapporto misura la qualità della vita degli italiani andando oltre il Pil: salute, istruzione, lavoro, reddito, relazioni, sicurezza, ambiente e servizi. Quest’anno gli indicatori sono 148, distribuiti in 12 domini.
Il quadro generale è di luci e ombre.
Nell’ultimo anno, su 132 indicatori confrontabili, il 40,9% migliora, il 41,7% resta stabile e il 17,4% peggiora. Su un periodo più lungo, dal 2014, oltre la metà degli indicatori è in miglioramento.
Le buone notizie arrivano soprattutto da salute e istruzione. La speranza di vita alla nascita sale a 83,7 anni nel 2025. Era 65,5 anni nel 1951, ed è di 2,2 anni superiore alla media europea. Diplomati e laureati sono il 54,3% della popolazione, contro il 4,3% del dopoguerra. Le donne hanno ormai superato gli uomini, soprattutto tra i laureati. L’occupazione femminile raggiunge il 53,8%. Il divario con gli uomini però resta di 17,4 punti. Nel biennio 2024-2025 torna anche a crescere il potere d’acquisto delle famiglie: +2,2% rispetto al 2023.
Le criticità non mancano. Nove indicatori peggiorano sia nel lungo periodo sia nell’ultimo anno. Tra questi ci sono le competenze di lettura e matematica degli studenti, la partecipazione al voto e il sovraffollamento delle carceri. Peggiorano anche i medici di famiglia con troppi assistiti, il consumo di suolo e i periodi di caldo.
Alle europee del 2024 ha votato meno della metà degli aventi diritto. Il 2026, con dati provvisori, segna un record di 75 giorni di caldo prolungato. Il precedente massimo era di 59 giorni, nel 2003. Peggiorano di nuovo anche la grave difficoltà ad arrivare a fine mese e il lavoro irregolare.
Rispetto all’Europa, l’Italia è in vantaggio su 12 indicatori e in svantaggio su 18. Il tasso di occupazione è inferiore di 8,5 punti alla media Ue, e di 13,3 punti per le donne. I laureati sono 13,7 punti in meno. I giovani che non studiano e non lavorano sono il 13,3%, contro l’11,0% europeo.
Il divario territoriale resta marcato. Nel Nord-est e in Lombardia oltre il 60% degli indicatori è migliore della media nazionale. Nel Mezzogiorno, con l’eccezione dell’Abruzzo, prevalgono i valori peggiori, fino a quasi il 75% in Campania.
Le Marche, come tutte le regioni del Centro-nord tranne il Lazio, superano la media nazionale in almeno metà degli indicatori. La regione è tra quelle dove ci si sente più sicuri, tra 11 e 17 punti sopra la media italiana.
Tra le regioni del Centro-nord è quella dove si è ridotta di più la durata dei procedimenti civili, scesa da 403 a 266 giorni. Ci sono però dei segnali di allarme. Le Marche sono l’unica regione, insieme alla Sardegna, in cui aumenta la rinuncia a visite ed esami: dal 10,6% al 12,0%, contro il 9,6% nazionale. Restano sotto la media anche nel dominio Innovazione, ricerca e creatività. Nel Consiglio regionale le donne scendono al 25,8%.
In allegato il Rapporto Bes 2026 completo dell’Istat, da consultare e scaricare.
Fonte: Istat, Rapporto sul Benessere equo e sostenibile in Italia, Edizione 2026.







