Ripropongo un articolo, tratto da Ophys n.6/2003, che ho diretto per metà del suo percorso, in cui Marco, con la sua colta arguzia, descrive aneddoti che vedono protagonista un personaggio direi ‘mitico’ della nostra gioventù:Righetto.
Alberto Premici
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Sceneggiata del Cameriere
di Marco Mercolini Tinelli
Righetto era, in fondo, un uomo triste, con l’animo amareggiato dalle vicissitudini di una vita certo non facile.
Ma il buffo aspetto, con nasone rubicondo, denti da cavallo, spiritaccio beffardo, lo rendeva tipo interessante, specie per le battute oscene in romanesco, degne di Plauto, della Commedia dell’arte e di “Rugantino”, in quanto somigliava molto a questa maschera popolare e per ridicole spacconate e per rimediar sempre la peggio nelle contese. Voglio ora ricordare un episodio rumoroso e movimentato che avveniva, ripetutamente, nella piazza d’Offida.
– La sceneggiata del cameriere –
In una primavera di tant’anni fa, nel primo pomeriggio, un nugolo di ragazzini giocava, schiamazzando, in attesa del prete che li prepara alla Prima Comunione. In mezzo a loro, con feroce cipiglio, giungeva d’improvviso Righetto che intendeva sfogare il suo umore aggressivo.
Come se fossero in attesa, quei monelli lo circondano urlando, con fischi e pernacchie: “uuh – uh è arrivato il cameriere, uh, uh, fiiiuù!”. Forse da lui stesso sapevano che aveva esercitato, con esito incerto, tal mestiere, perciò lo sfottevano.
A questo punto la reazione era immediata; col bastone alzato a mo’ di spada, Righetto partiva all’assalto e li inseguiva invano, sbraitando terribili insulti: “Scì so state camerière dove le matre vostre se venié e ‘ffà… ecc. ecc!”
Quegli innocenti (per modo di dire) non si curavano dell’oltraggio alle ignare genitrici, seguitando, bensì, la sarabanda sino all’arrivo del sacerdote.
Una di quelle volte, i “bravi figliuoli” erano impegnatissimi nel gioco di “papa e lettera” con figurine nuove di zecca; perciò se ne fregarono di Righetto che pur gironzolava, pronto alla disfida, agitando minaccioso il bastone.
Deluso d’esser ignorato e incazzato assai, alfine si precipitò nel circoletto dei giocatori, pestando, rovinando le belle figurine e lanciando il grido di guerra: “È arrivato il cameriereee!”
Apriti cielo! Più violenta che usa si scatenò la corrida… e durò a lungo; con la fera intenzione del “toreador” d’affrontare pur l’innocente parroco che stava per arrivare.
A questo punto quattro giovanottacci che fungevan da interessati spettatori (ovviamente, ero uno di loro), ritennero opportuno trasferire Righetto “in più spirabil aere”. Era nostro amico; ci seguì di buon grado manifestando, nel contempo, la sua grave indignazione: “Lu vedete? Lu vide, sor Marco? ‘Sti fije de puttana nen respette più manche li viécchie!”
Beatamente ignorando d’aver creato lui stesso il “casus belli”.
Con la condiscendenza, un tantino ipocrita, che il giovane talvolta assume nei confronti dell’indispettito anziano, gli demmo ragione… e la nostra solidarietà. Così conclusi: “O Righé, che cce vuò fa? – Nen te ne fregà! – Mò jeme su Remite che ttè lu vì bianche buòne, e ce facete ‘na fjétta! (mezzo litro)”. Proposta accettata all’unanimità.
Le fjétte, poi, furon numerose; il protagonista fu riportato a casa con poco sforzo, dato l’esiguo peso. L’azienda agraria (Mercolini ndr), però, quel pomeriggio, invano attese il suo titolare. E non fu l’unica volta.





