(ap) – “Vi ammazzo tutti”. Sono le 19 di domenica 11 ottobre 2026 al Pronto Soccorso dell’ospedale Mazzoni di Ascoli Piceno. Un uomo arrivato per accompagnare una paziente entra nell’area del triage e inizia a insultare e minacciare di morte gli infermieri impegnati con codici urgenti.
È quello che ricostruisce il NurSind, il sindacato delle professioni infermieristiche, attraverso il segretario territoriale Maurizio Pelosi.
Secondo le testimonianze raccolte, l’uomo avrebbe urlato frasi come «Pronto Soccorso di merda», «Voi non sapete chi sono», per poi rivolgersi agli agenti intervenuti con «Sparami con la pistola, io non ho paura», dichiarando di essere appena uscito dal carcere.
Il personale ha cercato di riportare la calma. L’infermiera triagista con colleghi e OSS ha provato a gestire la situazione e ha cercato il vigilante, che però – secondo il sindacato – era impegnato in un’altra area dell’ospedale. È stato chiamato il 112. Sono intervenuti prima due agenti della Polizia Penitenziaria già presenti in ospedale per servizio, poi i Carabinieri. La situazione è degenerata in una colluttazione che ha coinvolto quattro appartenenti alle forze dell’ordine. Nel corso dell’intervento è stato sequestrato un coltello di colore scuro.
Sette persone hanno dovuto ricorrere alle cure mediche: cinque operatori sanitari e due appartenenti alle forze dell’ordine.
Quello di Ascoli non è un caso isolato. È la fotografia di un sistema al limite. Secondo l’ONSEPS del Ministero della Salute, nel 2025 sono stati registrati 17.956 episodi di aggressione contro personale sanitario, con 23.367 operatori coinvolti. Nel 2024 erano stati 18.392: non un’impennata, ma la conferma di un fenomeno strutturale ed enorme.
Il Pronto Soccorso è, insieme alla psichiatria, il reparto più esposto. Uno studio del 2025 attribuisce il 33,4% delle aggressioni agli infermieri proprio al PS. Tre operatori su quattro dichiarano di aver assistito a violenze nell’ultimo anno, tra aggressioni verbali, fisiche, danni alle strutture, molestie.
Ad Ascoli il NurSind denuncia una falla precisa: «quando il vigilante viene chiamato in un altro reparto, il Pronto Soccorso rimane senza la sua presenza». Non è un problema di buona volontà, ma di un servizio che non garantisce vigilanza dedicata H24.
Altro problema è il sovraffollamento e l’attesa. Oltre 496mila accessi solo nei PS sardi nel 2025, con medie di 2 ore e mezza di attesa. Fino a 256 accessi in un giorno al Cardarelli di Napoli. Pazienti complessi, uso di alcol e sostanze, disagio psichico di pazienti e familiari, ma anche burnout di medici e infermieri costretti a lavorare sotto organico.






