italia.jpgDopo lo storico successo in Scozia, gli azzurri di Berbizier battono anche il Galles (23-20) in una partita dura e appassionante e con un Flaminio tutto esaurito. Di Mauro Bergamasco la meta decisiva a tre minuti dalla fine. Gli azzurri avevano chiuso in vantaggio per 13-7 anche il primo tempo. Un Italia determinata contro un Galles ostico dotato di un forte pacchetto mischia. Con la regia del grande Troncon tutti hanno dato il massimo con spirito di squadra e sacrificio. Pez un pò sottotono nei calci piazzati colpa anche del vento contrario nel secondo tempo ma suo quello che a sei minuti dalla fine riporta gli azzurri sul 16 a 20. Subito dopo la meta di Bergamasco e la seconda vittoria consecutiva in un 6 Nazioni. Sergio Parisse uomo partita. Ora, finalmente, l’Italia ama il Rugby. Riporto di seguito con piacere un interessante articolo di Tony Damascelli – apparso nell’edizione odierna de “il Giornale” (Alberto Premici)

L’Italia è ovale, speriamo che lo resti

di Tony Damascelli (Fonte: Il Giornale) – domenica 11 marzo 2007

La palla è ovale. Per il momento. C’è il rischio che diventi tonda e che, dunque, faccia la fine della sua parente. L’Italia ha scoperto quanto sia bello il rugby, l’ha scoperto vincendo, secondo (mal)costume popolare, perché fino all’altro ieri le buscavamo dovunque e comunque e allora chi si occupava di questa disciplina finiva in ultima fila, posti in piedi, una notizia in breve e pedalare. Adesso le cose stanno incomiciando a cambiare, battuta la Scozia in casa sua, battuto il Galles a Roma, sta a vedere che è una cosa seria. E se è seria perché non approfittarne? Ecco il rischio, lo sfruttamento, la corsa al quattrino, alla gloria facile, agli abbaglianti, tutta roba che non ha nulla a che fare con il rugby. Che conserva invece il suo spirito dilettantistico, la sua essenza fresca, forte e forzuta, che trova origine nella filosofia del gruppo non del clan, del collegio non della lobby, che nei Paesi britannici esiste e resiste da trecento anni ma qui da noi fa ancora fatica a farsi conoscere e riconoscere, non portando a facili guadagni, prevedendo invece la sofferenza e il sacrificio. Perché una mischia e un placcaggio sono elementi del gioco, a differenza del fallo tattico e della gomitata in faccia, perché il rispetto dell’avversario, prima e dopo la sfida, è un comandamento celebrato nel terzo tempo, il momento che riunisce vinti e vincitori, a tavola e non davanti alle moviole, a far baruffa. Il rischio, allora, è quello di calcistizzare il rugby, come è avvenuto con il tennis e con la pallacanestro, ascoltando certe telecronache esaltate e incompetenti, o le urla di un tifo canaro e volgare e ancora i prezzi stralunati (i bagarini chiedevano 450 euro per un biglietto di tribuna, ieri al Flaminio di Roma). La nazionale azzurra ha spiazzato i pronostici e conquistato anche gli scettici e ignoranti, ora può essere lo stimolo per la crescita di un settore finora marginale e confinato in provincia, deve spingere a investire nei settori giovanili e non, come è stato fatto in passato, nei grandi nomi stranieri che strozzano il vivaio, inducendo i ragazzi ad abbandonare questo sport e portando al fallimento di progetti spesso speculativi. Il rugby intanto continua a dare lezioni di comportamento ai parenti del football, secondo lo slogan divertente ed emblematico che divide le due discipline: il calcio è sport di gentiluomini praticato da hooligans, il rugby è sport di hooligans praticato da gentiluomini. Bella immagine antica, che va difesa da qualunque attacco e contaminazione, a costo di legarci, abbassare la testa ed entrare in mischia.

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