
La situazione relativa alla presenza militare statunitense in Europa è attualmente al centro di un acceso dibattito politico, innescato da recenti dichiarazioni dell’amministrazione Trump.
A inizio maggio 2026, il Pentagono ha ufficializzato l’avvio del ritiro di 5.000 soldati dalla Germania. Questa decisione è stata presentata come una revisione strategica, ma è strettamente legata a forti tensioni politiche: il Presidente Trump ha infatti apertamente criticato diversi alleati europei, tra cui Italia, Spagna e Germania, per il mancato supporto in recenti operazioni in Medio Oriente, in particolare in Iran, definendo il loro contributo insufficiente.
Durante un briefing alla Casa Bianca, alla domanda sulla possibilità di estendere il ridimensionamento delle truppe ad altri paesi, il Presidente Trump ha risposto che un ritiro parziale da Italia e Spagna è “probabile”.
Le dichiarazioni vertono su una visione “transazionale” della NATO, dove la presenza militare è messa in discussione se gli alleati non si allineano pienamente alle priorità strategiche statunitensi.
Il Ministro della Difesa Guido Crosetto ha espresso perplessità, dichiarando di non comprendere le ragioni alla base di una simile minaccia, sottolineando l’importanza strategica e storica della collaborazione tra i due Paesi.
Dati sulla presenza militare in Italia e in Europa.
Nonostante le minacce, la presenza USA in Europa rimane strutturata su una complessa rete di basi. I dati stimati per il 2026 indicano:
in Europa sono presenti circa 90.000 militari statunitensi distribuiti in oltre 40 basi. In Italia: si contano circa 13.000 unità. Le basi italiane rappresentano pilastri strategici fondamentali, tra cui Aviano, Sigonella, Vicenza, Camp Darby e il Naval Support Activity.
Molti analisti, come riportato da Euronews e altre testate, ritengono che il valore strategico delle basi italiane per gli interessi di sicurezza globale degli stessi Stati Uniti, renda un ritiro drastico politicamente e operativamente molto difficile, relegando le dichiarazioni attuali principalmente al piano della pressione diplomatica.


