L’European Commission (Commissione Europea) ha proposto un nuovo quadro giuridico comune per i rimpatri — il cosiddetto “Common European System for Returns”.

Tra le novità principali un’“European Return Order” (ERO), che uniforma e riconosce automaticamente le decisioni di rimpatrio tra tutti gli Stati membri, senza dover riavviare la procedura ogni volta.

Obblighi più stringenti per chi non ha diritto di soggiorno: dovranno cooperare con le autorità, fornire documenti, dati biometrici, restare disponibili per il rimpatrio.

Prevista la possibilità per gli Stati membri, in accordo con paesi terzi, di creare dei “return hubs” — cioè centri di detenzione/accoglienza fuori dall’UE dove trasferire chi è soggetto a un ordine di espulsione, in attesa del rimpatrio definitivo.

Oggi il Consiglio dell’Unione europea ha formalizzato l’accordo politico su questo regolamento: la proposta passa ora al Parlamento europeo per l’approvazione definitiva.

Il regolamento consente anche misure più dure per chi non collabora: prolungamento dei tempi di detenzione, divieti di rientro per periodi lunghi, sanzioni, revoca del permesso di lavoro o benefici sociali.

Dati recenti: aumento dei rimpatri già oggi.

Nel secondo trimestre del 2025, secondo dati ufficiali, le espulsioni verso Paesi terzi sono aumentate: su ~116.500 persone non-UE a cui è stato ordinato di lasciare l’UE, circa 28.355 sono state effettivamente rimpatriate. Rispetto allo stesso periodo del 2024, +12,7%.

Il motivo della nuova normativa è in parte legato al dato — basso — di rimpatri effettivi: prima dell’intervento della Commissione, solo circa 1 persona su 5 con ordine di espulsione veniva realmente rimpatriata.

La stretta arriva in un clima di crescente pressione politica su immigrazione e sicurezza, dopo che flussi migratori e arrivi irregolari sono stati usati da alcune forze politiche per rafforzare richieste di controlli e limitazioni.

L’obiettivo dichiarato della Commissione è rendere più credibile e “effettivo” il sistema di rimpatri, dopo anni di inefficacia: secondo Bruxelles, un sistema europeo comune è fondamentale per restituire fiducia alla gestione della migrazione.

Se il decreto diventasse legge, l’Europa potrebbe marcare un cambio deciso di paradigma: dalla gestione dell’accoglienza (anche con asilo e protezione) a un modello prioritariamente orientato al respingimento e alla detenzione-rimpatrio.

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