ASCOLI PICENO – Il Piceno lavora, e tanto. Ma non trova chi deve lavorare. È la fotografia a doppia faccia che emerge dai dati Unioncamere-Infocamere e dal Sistema Informativo Excelsior, rielaborati dall’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Macerata-Ascoli Piceno-Fermo.
Da un lato, i numeri dell’occupazione sono da record regionale. Ad Ascoli Piceno nel 2024 il tasso di occupazione femminile tra i 20 e i 64 anni raggiunge il 69,3%, un valore nettamente superiore sia alla media regionale delle Marche, pari al 66,2%, sia a quella nazionale che si ferma al 57,4%
Una crescita di quasi 17 punti rispetto al 52,4% del 2021. Un dato che conferma il Piceno tra le province più dinamiche del Centro Italia.
Dall’altro, però, c’è il rovescio della medaglia che tutte le imprese conoscono: la manodopera introvabile. Nella regione, infatti, la percentuale di complessità nelle nuove assunzioni sale al 51% (media 2024), un dato superiore di oltre tre punti rispetto alla media nazionale, ferma al 47,8%.
Nello specifico dei territori Confartigianato. Macerata: difficoltà di reperimento al 54,3%, Fermo: 49,7%, Ascoli Piceno: 46,7%. Meglio della media Marche, ma comunque quasi un’impresa su due fatica a chiudere le assunzioni. L’ultimo bollettino Excelsior Unioncamere di giugno 2025 conferma il trend: a livello regionale “Le nostre aziende non riescono a trovare il 48 per cento dei lavoratori”.
Quali sono le figure fantasma? Confartigianato le elenca senza giri di parole: carpentieri, ponteggiatori, cartongessisti per l’edilizia; tagliatori, orlatori e cucitori per il distretto calzaturiero fermano-maceratese.
“Ci sono imprese che rallentano la produzione, distretti che perdono competitività”, avverte il presidente territoriale Enzo Mengoni. Le cause sono strutturali: denatalità, invecchiamento, scarsa corrispondenza tra formazione scolastica e bisogni reali delle aziende.
La proposta di Confartigianato è puntare sugli H-Lab, i laboratori diffusi realizzati con la società di formazione Imprendere Srl, e su un collegamento più forte con gli ITS.
Un paradosso tutto marchigiano: l’occupazione è al top, ma il lavoro c’è e non si riesce a coprirlo.
(ap/Red)






