di Alberto Premici – Non bastassero tutti i problemi legati alla crisi economica, alla siccità ed alle recenti grandinate, ora entrano in campo, è il caso di dire, anche i cinghiali, che negli ultimi giorni hanno devastato i raccolti in alcuni terreni nei comuni di Offida e Ripatransone. Casi che si ripetono un pò in tutto il territorio marchigiano da molti mesi.

Armando Marconi, presidente della Coldiretti di Ascoli Piceno e Fermo: “Oltre all’aumento dei costi e ai danni della siccità e della grandine, le nostre aziende agricole debbono continuare a subire le devastazioni causate nei campi dai cinghiali. La gestione dei selvatici è un’eterna incompiuta che, come tante altre cose, allontana il mondo rurale dalle istituzioni”.

“Il caldo opprimente e la siccità hanno spinto branchi di cinghiali, alla ricerca di acqua che non trovano, a dissetarsi prendendo di mira i grappoli ormai pronti di uva bianca, prediligendo quella più zuccherina. E se l’uva disseta, il mais sfama così le imprese agricole assistono alla devastazione dei campi di grano turco“.

“Serve un decreto legge urgentissimo per modificare l’articolo 19 della Legge 157 del 1992 per ampliare il periodo di caccia al cinghiale e dare la possibilità alle Regioni di effettuare piani di controllo e selezione nelle aree protette ma più in generale occorre mettere in campo ogni iniziativa utile a fermare il proliferare della fauna selvatica e garantire agli agricoltori la possibilità di fare impresa e ai cittadini la sicurezza e la salute pubblica”.

Già ad aprile l’assessore regionale all’Agricoltura, Mirco Carloni, lanciava l’allarme: “E’ l’ennesima, drammatica riprova di quanto l’annoso problema legato al sovrannumero dei cinghiali sul territorio nazionale e marchigiano abbia assunto i connotati dell’emergenza.

Come Regione abbiamo finora messo in campo tutte le soluzioni che ci erano consentite, all’interno di un quadro normativo confuso e contraddittorio nell’attesa di una norma nazionale che consentisse alle Regioni di intraprendere un’azione di controllo realmente efficace.

La risposta pervenuta purtroppo è stata mortificante. Contrariamente a quanto sollecitato da tutte le regioni, che lamentano le medesime criticità legate alla fauna selvatica, il decreto in via di conversione in legge in Parlamento (n.32 del 17 febbraio 2022) prevede infatti la possibilità di effettuare il contenimento degli ungulati esclusivamente attraverso sistemi “ecologici” quali la sterilizzazione o il trasferimento e rischia di vanificare le misure prese dalla Regione fino ad oggi”.

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