Roma, 23 settembre 2026 — Con 81 sì, 51 no e 7 astenuti, l’Aula del Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge delega al governo in materia di energia nucleare sostenibile. È l’ok definitivo, dopo il via libera della Camera nelle settimane scorse. Il provvedimento era stato promosso dal Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin.
Si chiude così, a quasi 40 anni dal referendum del novembre 1987 che portò allo spegnimento dei reattori italiani, il lungo stop al nucleare in Italia.
“Oggi il Parlamento ha approvato in via definitiva la legge sul nucleare. Dopo quasi quarant’anni, l’Italia torna ad avere un quadro di regole per produrre energia nucleare. Una scelta coraggiosa e di buon senso” — ha scritto la premier Giorgia Meloni su X
“Oggi è una giornata storica per l’Italia: il Parlamento ha approvato in via definitiva la legge sul nuovo nucleare”, ha commentato Pichetto Fratin. “Il nucleare sostenibile, insieme alle rinnovabili, renderà l’Italia un Paese sicuro, indipendente e competitivo”.
La legge delega non autorizza la costruzione di alcuna centrale. Affida all’esecutivo il compito di definire, entro 12 mesi dall’entrata in vigore, una disciplina organica dell’intero ciclo di vita dell’energia nucleare.
I decreti legislativi attuativi dovranno essere adottati entro 12 mesi e dovranno stabilire regole su autorizzazioni, requisiti di sicurezza, gestione dei rifiuti e composizione degli organi di controllo.
I campi di intervento previsti sono:
1. Nuove centrali e tecnologie: costruzione ed esercizio di nuove centrali sul territorio nazionale, con focus su Small Modular Reactor (SMR) e Advanced Modular Reactor (AMR), e in prospettiva sulla fusione. Il governo punta proprio a utilizzare reattori modulari avanzati per decarbonizzare l’industria e rafforzare la sicurezza energetica.
2. Programma nazionale: elaborazione di un Programma nazionale per il nucleare sostenibile, in linea con la Tassonomia UE, e un programma dedicato alla fusione, con regole su impianti e localizzazione.
3. Rifiuti e smantellamento: gestione in sicurezza del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi, e accantonamenti per la dismissione dei vecchi impianti, oltre alla produzione di idrogeno attraverso l’energia nucleare.
4. Governance: istituzione di una Autorità per la sicurezza nucleare indipendente e di appositi organi tecnici di controllo e vigilanza.
Uno dei punti più delicati è la localizzazione. La legge prevede il coinvolgimento diretto delle amministrazioni comunali nel processo decisionale per costruire un consenso territoriale più solido rispetto al passato.
Le opposizioni hanno chiesto che gli eventuali nuovi impianti siano localizzati prioritariamente in “aree già compromesse, degradate o interessate da attività industriali dismesse, senza consumare e impermeabilizzare nuovo suolo”.
Perché adesso?
Il governo collega la scelta a tre fattori:
1. Sicurezza energetica: l’Italia dipende fortemente dalle importazioni, compresa l’elettricità generata dalle centrali nucleari di Paesi confinanti come la Francia. Meloni parla di minore dipendenza dall’estero e minore esposizione alle crisi internazionali.
2. Domanda in crescita: la legge è una “risposta concreta alla domanda di elettricità che crescerà con data center e intelligenza artificiale”.
3. Costi: se il nucleare arrivasse a rappresentare almeno l’11% del mix energetico, si potrebbero risparmiare 17 miliardi di euro in costi di decarbonizzazione entro il 2050. Il PNIEC prevede che la quota possa arrivare al 22%.
Pichetto Fratin ha indicato i primi reattori operativi nel 2033-34 e ha detto di voler emanare i primi decreti attuativi già entro fine anno.
(ap/red)






