Mondo in fiamme nonostante tregue e accordi

Nonostante gli impegni diplomatici e le pause concordate, nelle ultime ore si registrano nuovi attacchi in Medio Oriente e nell’Europa orientale. Le aree di crisi che coinvolgono Iran, Libano e Ucraina continuano a essere teatro di violenze, nonostante le tregue annunciate e gli accordi firmati negli ultimi giorni.

Nelle ultime ore gli Stati Uniti hanno colpito dieci obiettivi militari iraniani nello Stretto di Hormuz, in risposta al raid con droni dell’Iran contro la petroliera Kiku. Le difese di Kuwait e Bahrein hanno intercettato missili e droni provenienti dall’Iran, mentre un’altra petroliera è stata raggiunta da un proiettile non identificato. Questi episodi avvengono in un contesto che avrebbe dovuto essere stabilizzato dal recente accordo quadro firmato da Libano, Israele e USA, ma la realtà sul terreno mostra una tensione ancora altissima.

In Libano la tregua siglata con la mediazione internazionale continua a essere infranta. Raid israeliani hanno colpito Beirut, Sidone e il sud del Paese, provocando vittime civili e la condanna del Qatar. Secondo fonti internazionali è stato ucciso un comandante di Hezbollah; un attacco a Sidone ha causato otto morti e nove feriti; il bilancio complessivo degli ultimi giorni supera 687 vittime e 750.000 sfollati. La firma dell’accordo Israele‑Libano a Washington non ha dunque impedito la ripresa delle ostilità.

In Ucrain il conflitto continua a mostrare una dinamica costante: le pause umanitarie vengono spesso violate, con bombardamenti su infrastrutture energetiche e aree urbane, soprattutto nelle regioni orientali. La situazione resta caratterizzata da accuse reciproche tra Kiev e Mosca e da una tregua che, quando dichiarata, raramente regge sul campo.

La stabilità in questi tre scenario di guerra quindi, almeno per ora, resta un obiettivo lontano. (Ap)