di Alberto Premici – Il presidente USA Donald Tump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu, hanno chiuso in serata un accordo alla Casa Bianca per risolvere la crisi nel medioriente, che prevede, tra l’altro, la liberazione degli ostaggi entro 72 ore e l’amnistia per i combattenti islamici che rinunciano alle armi.

Ora si attende la risposta delle altre parti in causa, soprattutto di Hamas, che ha già chiarito alla Reuters, per voce dell’alto funzionario Taher al-Nunu: “Tony Blair è una figura inaccettabile per il nostro popolo. Abbiamo accettato la formazione di un comitato che non rappresenti alcuna fazione palestinese per gestire gli affari di Gaza dopo la guerra, e non accetteremo l’imposizione di una tutela straniera sul nostro popolo”.

I punti del piano:

1. Gaza sarà una zona deradicalizzata e senza terroristi, che non rappresenti una minaccia per i vicini.

2. Gaza sarà ricostruita per il beneficio della popolazione che ha sofferto durante la guerra.

3. Se entrambe le parti accettano il piano, la guerra terminerà immediatamente: le forze israeliane si ritireranno a linee concordate e le operazioni militari saranno sospese.

4. Entro 72 ore dal riconoscimento pubblico del piano da parte di Israele, tutti gli ostaggi (vivi e deceduti) saranno restituiti.

5. Dopo il rilascio degli ostaggi, Israele libererà 250 prigionieri con ergastolo e 1.700 detenuti di Gaza arrestati dopo il 7 ottobre 2023, incluse donne e bambini.

6. I membri di Hamas che accettano la convivenza pacifica e smantellano le proprie armi riceveranno amnistia. Chi vorrà lasciare Gaza potrà farlo in luoghi sicuri esterni.

7. Subito dopo l’accettazione del piano, aiuti umanitari completi entreranno nella Striscia di Gaza con priorità alle infrastrutture (acqua, elettricità, fogne), ospedali, panetterie, rimozione macerie e apertura strade.

8. La distribuzione degli aiuti sarà gestita senza interferenze da Israele o Hamas, tramite Nazioni Unite, Croce Rossa e altre istituzioni internazionali non associate ai due lati.

9. Il valico di Rafah sarà aperto in entrambe le direzioni, sotto meccanismi analoghi a quelli concordati nell’accordo del 19 gennaio 2025.

10. Gaza sarà governata temporaneamente da un comitato tecnico (apolitico), composto da esperti palestinesi e internazionali, con supervisione di un organismo internazionale chiamato “Board of Peace” presieduto da Trump (e con Tony Blair tra i membri).

11. Sarà elaborato un piano economico per ricostruire Gaza, coinvolgendo esperti che hanno realizzato città moderne nel Medio Oriente.

12. Verrà istituita una zona economica speciale, con tariffe agevolate e accessi negoziati con i paesi partecipanti.

13. Nessuno sarà costretto a lasciare Gaza; chi vorrà partire avrà libertà di farlo e di ritornare. Si incoraggerà la permanenza offrendo opportunità migliorate.

14. Hamas e altri gruppi non potranno avere alcun ruolo nella governance di Gaza (né diretto né indiretto). Tutte le infrastrutture militari, tunnel e produzioni d’armi saranno distrutte e non ricostruite.

15. Ci sarà un processo di demilitarizzazione con supervisione da osservatori indipendenti e reintegrazione degli ex combattenti.

16. Paesi regionali garantiranno che Hamas e le fazioni rispettino i propri obblighi, assicurando che la “Nuova Gaza” non rappresenti minaccia né ai vicini né ai propri abitanti.

17. Gli Stati Uniti collaboreranno con partner arabi e internazionali per istituire una Forza Internazionale di Stabilizzazione (ISF) che si dispiegherà a Gaza. Addestrerà e supportarà la polizia palestinese selezionata, e coopererà con Israele ed Egitto per la sicurezza di confini e flussi di merci.

18. Israele non occupa né annette Gaza. Mentre l’ISF consolida la sicurezza, le forze israeliane si ritireranno progressivamente, lasciando una presenza perimetrale finché Gaza non sarà adeguatamente sicura.

19. In caso di rifiuto o ritardo da parte di Hamas, le parti continueranno a implementare il piano nelle aree che saranno consegnate gradualmente all’ISF.

20. Sarà avviato un processo di dialogo interreligioso basato su tolleranza e convivenza pacifica per cambiare mentalità e narrazioni all’interno delle popolazioni israeliane e palestinesi.

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