In questo momento, la situazione tra Stati Uniti e Iran è estremamente critica a seguito dell’inizio delle ostilità aperte il 28 febbraio 2026. Per quanto riguarda i movimenti dei Marines, ecco il quadro aggiornato a oggi, 20 marzo 2026.
Circa 2.500 Marines della 31ª Marine Expeditionary Unit (MEU), basata in Giappone, sono in rotta verso il Medio Oriente a bordo della nave d’assalto anfibio USS Tripoli (LHA-7). Proprio oggi funzionari statunitensi hanno confermato la partenza di ulteriori 2.500 Marines dell’11ª MEU da San Diego, a bordo della USS Boxer e altre due navi, per rafforzare la presenza nell’area.
La missione principale non sembra essere (al momento) un’invasione di terra su vasta scala, ma piuttosto la riapertura dello Stretto di Hormuz, che l’Iran ha parzialmente bloccato, e la protezione delle rotte petrolifere globali.
Il dispiegamento dei Marines si inserisce in un contesto di guerra già avviata. Il 28 febbraio, USA e Israele hanno lanciato l’Operazione Epic Fury, una serie di massicci attacchi aerei che hanno portato alla morte della Guida Suprema Ali Khamenei e di altri vertici iraniani.
L’Iran ha risposto con attacchi missilistici contro basi USA nella regione e contro Israele, oltre a colpire infrastrutture energetiche nei paesi del Golfo (come il Qatar). Gli analisti militari suggeriscono che i Marines potrebbero essere impiegati per operazioni “chirurgiche”: sequestro di isole strategiche nello Stretto, neutralizzazione di siti radar e missilistici costieri, ed evacuazione di civili o personale diplomatico.
Lo Stretto di Hormuz rimane il centro di gravità del conflitto, con Teheran che ne ha dichiarato la chiusura ufficiale il 4 marzo. Ecco lo stato attuale delle forze in campo:
Dispositivo Navale Statunitense (CENTCOM)
Gli Stati Uniti hanno schierato la più grande forza navale degli ultimi decenni, progettata per la superiorità aerea e, ora, per operazioni anfibie.
Gruppi Portaerei (Carrier Strike Groups):
USS Gerald R. Ford (CVN-78): Dopo aver risolto problemi tecnici iniziali, è operativa nel settore nord del Mar Arabico. Funge da hub per la superiorità aerea e il coordinamento dei raid verso l’interno dell’Iran.
USS Abraham Lincoln (CVN-72): Posizionata strategicamente per coprire il Golfo di Oman. Nonostante i tentativi di attacco iraniani, continua a lanciare sortite h24.
Forze d’Assalto Anfibio (La “Spinta” dei Marines):
USS Tripoli (LHA-7): Attualmente in navigazione nell’Oceano Indiano dopo aver superato Singapore il 17 marzo. Trasporta circa 2.200 Marines e caccia F-35B (versione a decollo corto). Arrivo previsto entro fine mese.
USS Boxer (LHD-4): Salpata da San Diego con l’11ª MEU per accelerare il ricambio e il potenziamento delle forze da sbarco.
Unità Subacquee: Sommergibili classe Ohio e Virginia sono attivi; il 4 marzo uno di essi ha affondato la fregata iraniana IRIS Dena nell’Oceano Indiano.
Forze Navali Iraniane (Artesh e IRGC)
La marina convenzionale iraniana ha subito perdite pesanti, ma la Marina dei Guardiani della Rivoluzione (IRGC) mantiene una minaccia elevata attraverso tattiche di guerriglia. Teheran ha perso circa 100 imbarcazioni nei raid iniziali (inclusi attacchi massicci sull’Isola di Kharg), ma conserva migliaia di barchini veloci e droni suicidi (Shahed) nascosti lungo le coste frastagliate. Si stima che l’Iran abbia posato mine in punti chiave dello Stretto di Hormuz, rendendo il transito commerciale un rischio assicurativo insostenibile.
La “Flotta Ombra”: Circa il 26% del traffico nello Stretto è attualmente composto da petroliere iraniane o affiliate (spesso con transponder spenti) che continuano a esportare greggio verso mercati asiatici nonostante il blocco.
Israele: Partecipa attivamente con la propria flotta di sommergibili classe Dolphin e ha esteso i raid aerei fino al Mar Caspio per colpire le linee di rifornimento iraniane.
Paesi del Golfo: Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti mantengono una postura difensiva, temendo ritorsioni iraniane contro i propri impianti di desalinizzazione e giacimenti (come già avvenuto al giacimento di gas South Pars).
