La situazione tra Iran, Israele e Stati Uniti ha raggiunto in queste ore un picco di tensione estrema. Siamo ad un passo dalla scadenza dell’ultimatum fissato dal presidente americano Trump e si registrano ancora pesanti attacchi su tutto il territorio iraniano.
Fonti americane riportano che oltre 50 obiettivi sono stati colpiti sull’isola di Kharg, snodo vitale per l’esportazione del petrolio iraniano. Forti esplosioni sono state udite in mattinata su Teheran e Qom. È stata colpita anche una zona residenziale nella provincia di Alborz, dove si registrano almeno 18 vittime, e una sinagoga nel centro della capitale.
Israele ha iniziato a colpire sistematicamente le linee ferroviarie, incluso un ponte a Kashan, per paralizzare i movimenti interni.
Diverse fonti di intelligence indicano che la nuova Guida Suprema Mojtaba Khamenei, sarebbe ricoverata in condizioni critiche a Qom, incosciente e impossibilitata a governare. Questo vuoto di potere sta aumentando l’incertezza sulla catena di comando dei Pasdaran.
Ieri è stata confermata l’uccisione di Majid Khademi, capo dell’intelligence dei Pasdaran, un duro colpo per l’apparato di sicurezza iraniano.
Ma oggi, ciò che rende drammatico il momento, scade il termine ultimo concesso dagli USA per un accordo. Trump ha avvertito che “un’intera civiltà potrebbe morire”, suggerendo un’ulteriore intensificazione dei bombardamenti se l’Iran non accetterà i termini (che includono la fine dell’arricchimento nucleare e la riapertura totale dello Stretto di Hormuz).
Teheran ha presentato una controproposta in 10 punti attraverso il Pakistan, ma finora non è stato raggiunto alcun accordo di cessate il fuoco. Si apprende ora, tra l’altro, che l’Iran ha chiuso ogni canale di comunicazione con gli USA.
Il blocco dello Stretto di Hormuz e i raid sui siti petroliferi (come South Pars) stanno spingendo i prezzi energetici globali a livelli record. L’Iran ha lanciato missili balistici e droni verso Israele (molti intercettati) e minacciato ritorsioni “devastanti” contro le basi USA nella regione e nei paesi del Golfo che supportano l’offensiva.
Si segnala inoltre un attacco al consolato israeliano a Istanbul con morti e feriti, segno che il conflitto si sta spostando anche su fronti asimmetrici.
In Iran intanto decine di persone hanno formato catene umane per proteggere ponti e centrali elettriche dalla minaccia di un attacco totale statunitense. L’appello a formare catene umane per proteggere i possibili target era stato rivolto ai giovani da Alireza Rahimi, segretario del Consiglio Supremo iraniano della Gioventù e dell’Adolescenza.
Vista la situazione la giornata di oggi è da considerarsi un punto di non ritorno: se non si arriverà a una tregua nelle prossime ore, il rischio è quello di una guerra totale aperta che coinvolga direttamente le forze di terra e le principali potenze regionali. E qualcuno evoca anche risposte nucleari.
In serata è arrivata la voce del Pontefice, Papa Leone: “Oggi, come tutti sappiamo, c’è stata questa minaccia contro tutto il popolo dell’Iran. Questo veramente non è accettabile, qui ci sono questioni certamente di diritto internazionale ma molto di più. E’ una questione morale per il bene del popolo intero. Vorrei invitare tutti a pensare nel cuore veramente di tanti innocenti, tanti bambini, tanti anziani, totalmente innocenti, che sarebbero anche loro vittime di questa escalation di una guerra che ha cominciato già dai giorni”.
