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Iran, esplode la protesta. Il regime spara sui manifestanti

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Le proteste in Iran continuano da circa due settimane, iniziate il 28 dicembre 2025, principalmente per la grave crisi economica in corso e l’aumento del costo della vita, ma rapidamente si sono trasformate in manifestazioni antigovernative diffuse in molte città iraniane.

Le richieste dei manifestanti vanno oltre il carovita: in diverse piazze ora si invocano cambiamenti politici e la fine del regime dei Guardiani Islamici. Secondo diverse ONG e osservatori, le morti registrate nelle proteste sono salite drasticamente: ONG Human Rights Activists News Agency parla di almeno 116 morti e oltre 2.600 arresti.

Un altro rapporto cita almeno 192 vittime negli scontri con le forze di sicurezza. Fonti mediche interne a ospedali di Teheran citate da riviste internazionali riportano fino a oltre 200 persone uccise durante le repressioni. Le difficoltà nel verificare i dati con precisione sono dovute anche al blocco di internet e delle comunicazioni voluto dal regime, che limita l’accesso alle informazioni dall’interno del paese.

Organizzazioni per i diritti umani come Amnesty International definiscono il blackout un mezzo deliberato per nascondere violazioni dei diritti umani da parte dello Stato.

Condanne diplomatiche sono arrivate dall’Unione Europea, Francia, Germania e Regno Unito per l’uso della forza e le violazioni dei diritti umani. Il governo iraniano accusa Stati Uniti e Israele di fomentare le proteste, mentre gli USA rispondono criticando la repressione e avvertendo Teheran di conseguenze se i manifestanti pacifici saranno uccisi. Artisti e figure culturali iraniane, anche in esilio, denunciano il blackout e chiedono al mondo di prestare attenzione alla dura repressione.

Leader istituzionali iraniani, inclusi la Guida Suprema Ali Khamenei e il capo della magistratura, hanno minacciato una risposta dura e punizioni senza “clemenza”, compresa l’accusa di “nemico di Dio” per i partecipanti alle proteste. Ci sono segnalazioni di uso di munizioni letali, sparatorie e arresti di massa in molte città.