di Alberto Premici – Nino Bixio, come noto, è stato il braccio destro più famoso di Giuseppe Garibaldi. Nasce a Genova il 2 ottobre 1821. Orfano di madre a 9 anni, dal carattere ribelle, a 13 anni viene imbarcato come mozzo, poi marinaio nella Marina Sarda dal 1837. Gira il mondo, tra mille avventure come in Malesia dove rischia di morire sbranato dagli squali.
A Parigi conosce Giuseppe Mazzini che lo converte all’idea di Italia unita. Nel 1848-49 combatte la Prima Guerra d’Indipendenza e poi raggiunge Garibaldi a Roma per difendere la Repubblica Romana. Lì, nel giugno 1849, viene ferito gravemente sulle mura del Gianicolo e promosso maggiore.
Dopo la caduta di Roma scappa verso l’Adriatico ed è in quel frangente che passa per Offida, insieme a Felice Orsini,(1819-1858, patriota, scrittore, rivoluzionario repubblicano italiano, celebre per aver organizzato il fallito attentato contro l’imperatore francese Napoleone III), dove ancora una lapide ricorda l’episodio in Corso Serpente Aureo, dove fu ospite. Non è certo il cognome del proprietario del palazzo nel 1849 dagli archivi comunali di Offida e la lapide risulta apposta solo 38 anni dopo, nel 1887 dopo la sua morte.
Vista l’epoca, è probabile che fosse una famiglia offidana della borghesia liberal carbonara, che diede ospitalità clandestina ai due in fuga, dopo la caduta della Repubblica Romana, per non farli catturare da austriaci o gendarmi pontifici.
Un’ipotesi è che il palazzo, opera di Pietro Maggi, fosse in carico alla famiglia Vitali e successivamente a quella dei Desideri che diede i natali al provveditore carcerario offidano Giuseppe, vincitore del Palio dell’Assunta a Fermo con la sua cavalla bianca, che portò in Offida il drappo dipinto con l’immagine della Madonna.
In essa si legge testualmente: “Qui ospiti nel MDCCCXLIX Felice Orsini martire per la libertà della patria e Nino Bixio compagno fidissimo di Garibaldi il Municipio nel II ottobre MDCCCLXXXVII pose“.
Successivamente riparte per mare come armatore per aprire rotte commerciali in Estremo Oriente. Muore di colera a 52 anni a Banda Aceh, nell’isola di Sumatra, il 16 dicembre 1873. È sepolto a Genova al Cimitero di Staglieno. Il suo motto, scritto anche in Senato dopo la morte, era: “Sempre avanti”.
Una pillola della storia offidana, cui dobbiamo attenzione e approfondimenti.

