Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera a un ampio pacchetto di misure sulla migrazione che combina l’attuazione delle nuove regole europee con interventi diretti sul controllo delle frontiere e sulla gestione dei migranti irregolari. Il disegno di legge, atteso oggi dal governo, ha due obiettivi principali: recepire nella normativa italiana il nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo e introdurre misure nazionali più severe per affrontare l’arrivo di migranti via mare.
Attuare il Patto europeo su migrazione e asilo
Il ddl servirà a trasporre nel diritto italiano le principali direttive e regolamenti del nuovo Patto UE su migrazione e asilo, che entrerà in vigore nei prossimi mesi. Tra i punti contenuti nella bozza del testo:
Riorganizzazione del sistema nazionale di accoglienza e delle procedure di frontiera per l’ingresso e la prima valutazione delle domande di protezione internazionale.
Procedura di impugnazione focalizzata sui motivi di legittimità, limitando i ricorsi contro i dinieghi allo stretto ambito giuridico.
Linee guida nazionali per i Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr), con standard minimi su strutture e servizi sanitari.
Maggiori controlli e restrizioni sull’uso dei telefoni cellulari e delle riprese fotografiche o video all’interno dei centri di trattenimento.
Possibilità di richiedere un contributo economico ai beneficiari di protezione internazionale per alcune misure di integrazione, se economicamente in grado di sostenerlo.
Queste norme si inseriscono nel quadro europeo, con l’obiettivo di standardizzare e accelerare le procedure d’asilo e gestire in modo più rigoroso i flussi irregolari in arrivo.
Misure nazionali più dure: la “blocco navale” e le frontiere
Una delle novità più discusse del pacchetto riguarda i poteri straordinari assegnati alle autorità italiane per fronteggiare arrivi intensi o minacce alla sicurezza:
Il governo potrà vietare l’ingresso nelle acque territoriali italiane a navi di migranti — comprese quelle di soccorso — per periodi iniziali di 30 giorni, prorogabili fino a 6 mesi in caso di “pressone migratoria eccezionale” o rischi per l’ordine pubblico.
In tali casi, i migranti recuperati in mare potrebbero essere trasferiti in paesi terzi considerati sicuri con accordi specifici.
Queste misure sono viste dal governo come strumenti per dissuadere traversate pericolose e alleggerire la pressione su strutture italiane, mentre l’opposizione e organizzazioni umanitarie denunciano rischi di violazioni dei diritti umani.


