Nelle ultime ore da Teheran è arrivata una nuova offensiva mediatica e minatoria che ha coinvolto direttamente la premier italiana Giorgia Meloni, inserita in una “lista nera” pubblicata dal quotidiano iraniano Hamshahri, legato al Comune di Teheran, insieme ad altri leader occidentali ritenuti responsabili della morte dell’ayatollah Ali Khamenei.
A lanciare l’affondo è stato Mojtaba Khamenei, succeduto al padre come guida suprema iraniana dallo scorso marzo, che ha giurato vendetta per la morte del genitore, ucciso a fine febbraio durante i raid aerei condotti da Stati Uniti e Israele contro obiettivi strategici iraniani. Pur non facendo esplicitamente nomi nel suo messaggio, nella lista nera dei presunti responsabili pubblicata da Hamshahri compaiono, oltre a Giorgia Meloni, anche il presidente statunitense Donald Trump, il premier israeliano Benjamin Netanyahu, il presidente francese Emmanuel Macron, il primo ministro britannico Keir Starmer e il cancelliere tedesco Friedrich Merz.
Nell’elenco, che conta complessivamente tredici presunti colpevoli, tutti i leader sono raffigurati con la tuta arancione tipica dei detenuti, un’immagine studiata per evocare una condanna già emessa agli occhi del regime iraniano. Nel caso di Trump e Netanyahu, la grafica pubblicata dal giornale li ritrae addirittura con un mirino puntato in fronte.
La pubblicazione ha immediatamente allertato le cancellerie europee e occidentali, portando le intelligence a valutare la reale portata della minaccia e a considerare eventuali aggiornamenti ai protocolli di sicurezza dei leader coinvolti. Pesa anche il clima di incertezza attorno alla figura dello stesso Mojtaba Khamenei, che secondo quanto riportato non si sarebbe mai mostrato pubblicamente dal suo insediamento a marzo.
La notizia ha immediatamente compattato la politica italiana attorno alla premier. Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha espresso la sua “convinta solidarietà” alla presidente del Consiglio, sottolineando che l’episodio colpisce non solo la sua persona ma i valori democratici e le istituzioni che rappresenta. Sulla stessa linea il presidente della Camera Lorenzo Fontana, che ha parlato di una “grave e inquietante rappresentazione”.
Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha ribadito che colpire il premier italiano significa colpire le istituzioni della Repubblica e l’intera nazione, mentre il segretario della Lega Matteo Salvini ha dichiarato che l’Italia non si lascia intimidire. Anche dall’opposizione sono arrivati messaggi di vicinanza, come quello dell’onorevole di Azione Osvaldo Napoli.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha voluto rassicurare sulla tenuta del governo di fronte alle minacce, sottolineando che la premier non si fa certamente intimidire. Solidarietà è arrivata anche dal presidente di Noi Moderati Maurizio Lupi, che ha ricordato come nel mirino di Teheran siano finiti anche altri leader europei — Macron, Merz e Starmer — che, come l’Italia, non hanno preso parte ad alcun atto di guerra contro Teheran e hanno anzi sostenuto una soluzione diplomatica del conflitto.
L’episodio si inserisce in un quadro regionale ancora molto instabile. Teheran ha nel frattempo annunciato la chiusura dello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più strategici al mondo per il trasporto di petrolio, mentre l’Oman ha proposto una gestione del traffico attraverso due rotte a controllo separato per provare ad allentare la tensione. Sul fronte diplomatico, cresce intanto il pessimismo a Washington circa la possibilità di raggiungere un accordo sul nucleare iraniano, con l’amministrazione statunitense che non avrebbe, secondo alcune fonti, un piano alternativo dopo il fallimento dei bombardamenti e del precedente memorandum d’intesa.
(ap/red)
