Migliaia di palestinesi sono tornati in strada a Gaza non solo contro i bombardamenti, ma direttamente contro Hamas. È quanto riportano le agenzie internazionali.
Le manifestazioni più grandi, partite già dal 25 marzo 2025 da Beit Lahia nel nord della Striscia, sono tornate dopo nuovi ordini di evacuazione dell’esercito israeliano. I cortei si sono estesi a Jabalia, Shuja’iya, Gaza City e Khan Younis. Migliaia di persone hanno marciato per le vie con cartelli scritti a mano e slogan sono come “Fuori, fuori, fuori, Hamas fuori” , “Vogliamo vivere”, “Basta guerre, basta distruzione”, “Hamas si dimetta”. La rabbia nasce dalla stanchezza: dopo 17 mesi di guerra, sfollamenti continui e oltre 50mila morti, la popolazione dice di “non avere più dove andare”.
Le forze di sicurezza del gruppo hanno disperso le piazze con militanti mascherati e armati. Amnesty International ha denunciato pestaggi, interrogatori e intimidazioni contro i manifestanti. Un residente di Beit Lahia ha raccontato: “Ci hanno minacciato e picchiato, ci hanno accusati di essere traditori solo perché abbiamo preso la parola. Continueremo a protestare, non importa a quale rischio”.
Chi manifesta si trova in una posizione drammatica: da un lato protesta contro Hamas che governa Gaza dal 2007, dall’altro continua a subire i bombardamenti israeliani. “Noi protestiamo contro Hamas, ma il mondo deve vedere che siamo civili che vogliono solo la pace”, ha detto un manifestante a Reuters.
Hamas per ora mantiene il controllo della Striscia, ma la frattura con parte della popolazione è diventata pubblica. Le proteste continuano a intermittenza, nonostante i rischi. Intanto, la situazione umanitaria resta critica: cibo, acqua e medicine scarseggiano.
(ap)

