L’enclave spagnola di nuovo epicentro della crisi migratoria europea. A Roma e Madrid volano parole grosse. Cosa sta succedendo a Ceuta
(ap) – È un copione che si ripete, ma ogni volta più grave. Negli ultimi giorni l’enclave spagnola di Ceuta, unico confine terrestre tra Unione Europea e Africa, è stata presa d’assalto.
Secondo le ricostruzioni, centinaia di migranti hanno forzato la doppia recinzione di sette metri scavalcando la barriera a Finca Berrocal, sfruttando gli angoli morti del tracciato e ingaggiando scontri con la polizia marocchina e la Guardia Civil. È il secondo assalto massiccio in meno di un mese: il 26 luglio scorso erano entrati in circa 600 nello stesso punto.
Il precedente più drammatico resta quello del maggio 2021, quando più di 8.000 migranti entrarono in modo irregolare dal Marocco nelle 48 ore, con immagini di migliaia di persone a nuoto e a piedi dallo spigone del Tarajal. Un’azione che molti analisti lessero come ritorsione politica di Rabat contro Madrid.
Il Centro di prima accoglienza di Ceuta, che ha 512 posti, ne ospita ormai oltre 1.200 e sta collassando.
Sono clandestini con precedenti penali? È la domanda che infiamma il dibattito. Il Ministero dell’Interno spagnolo non ha ancora diffuso un report completo sui nuovi arrivati, ma il meccanismo è noto: una volta entrati, i migranti vengono identificati. La Spagna applica per i respingimenti l’accordo firmato nel 1992 con il Marocco, che prevede l’espulsione in meno di 10 giorni dei cittadini di Paesi terzi entrati illegalmente.
In passato, i controlli hanno fatto emergere profili diversi: famiglie con bambini piccoli soccorse dalla Croce Rossa, ma anche uomini soli con precedenti. In Italia, dove il dibattito è parallelo, la normativa è chiara: l’art.13 del Testo Unico Immigrazione prevede l’espulsione obbligatoria per i cittadini extra-UE condannati a oltre due anni, per reati che vanno dall’associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti ai delitti contro la persona.
A Ceuta, fonti della Guardia Civil citate dai media spagnoli riferiscono che tra gli ultimi sbarcati sono stati individuati soggetti già espulsi e rientrati, e alcuni con segnalazioni per reati contro il patrimonio e lesioni.
La crisi di Ceuta non è più solo spagnola ma europea. La Francia ha annunciato il rafforzamento dei controlli alla frontiera con la Spagna, temendo movimenti secondari verso il resto d’Europa.
Mentre il nuovo Patto europeo su immigrazione e asilo punta su limitazione del diritto d’asilo ed espulsioni più rapide, il governo Sanchez sta andando in direzione opposta, varando una sanatoria che dovrebbe riguardare 500mila persone. Due modelli inconciliabili.
Ma lo scontro più duro è tra Roma e Madrid. Il premier Giorgia Meloni ha definito le immagini di Ceuta “scioccanti” e ha annunciato di aver riunito gli organismi competenti per valutare misure eccezionali, tra cui la sospensione dell’applicazione dello spazio Schengen con la Spagna, in piena crisi migratoria. Una frase che ha fatto il giro d’Europa: “L’Italia non starà a guardare” e “l’immigrazione irregolare costituisce una minaccia reale per la sicurezza delle frontiere europee”.
Parole che hanno provocato la reazione immediata di Madrid. Il ministro degli Esteri spagnolo Albares ha convocato l’ambasciatore d’Italia in Spagna per protesta contro le minacce di sospendere Schengen. Secondo El HuffPost, “La crisis de Ceuta ya provoca un choque diplomático: España convoca al embajador de Italia tras las palabras de Meloni”.
Non è la prima frizione. Meloni e Sanchez si sono già scontrati al Consiglio europeo: da una parte il modello italiano degli hub in Paesi terzi, dall’altra il modello spagnolo delle regolarizzazioni ritenute “positive per l’economia”. Anche se in passato i due leader avevano cercato una linea comune sul bilancio UE, oggi la distanza politica è evidente.
Cosa succede ora
La Spagna ha schierato l’esercito a El Tarajal e sta procedendo con rimpatri “express” e ritorni volontari. Ma il Marocco usa il rubinetto migratorio come leva diplomatica e l’estate è appena iniziata.
Per l’Italia, la questione Ceuta è la prova che la rotta balcanica e quella mediterranea centrale non sono separate: se la Spagna diventa porta d’ingresso senza filtri, gli effetti si vedono a Ventimiglia e a Lampedusa. Per la Spagna, la minaccia italiana di sospendere Schengen è un attacco inaccettabile alla solidarietà europea.

