Vi squilla il telefono, rispondete “Pronto?” e dall’altra parte silenzio. Poi riattacca. Succede anche a voi in questi giorni? Ecco cosa c’è dietro e come difendersi.
(ap) – È il fenomeno del momento. Migliaia di italiani stanno ricevendo le cosiddette telefonate mute: non è un disservizio, ma un sistema ben preciso.
Non è sempre una truffa. La maggior parte delle telefonate mute nasce dall’organizzazione dei call center. I call center non chiamano a mano. Usano sistemi automatizzati (dialer) che fanno partire decine di chiamate in contemporanea per non lasciare mai un operatore senza lavoro.
Il sistema inoltra più chiamate rispetto al numero degli operatori liberi. Se tutti gli operatori sono occupati quando voi rispondete, la chiamata resta vuota e diventa “muta”.
Una pratica fastidiosa che, come spiega il Garante Privacy, può creare ansia, allarme e far pensare a molestie o stalking.
Per questo il Garante per la Protezione dei Dati Personali (GPDP) ha imposto regole precise: max 3 telefonate mute ogni 100 andate a buon fine, la chiamata muta deve interrompersi entro 3 secondi dalla vostra risposta, blocco di 5 giorni: il numero che vi ha chiamato muto non può richiamarvi per almeno 5 giorni, obbligo del “comfort noise”: un rumore di fondo (brusio, squilli, voci d’ufficio) per farvi capire che è un call center e non una minaccia
L’allarme del Codacons. Qui arriva la parte che interessa di più. Secondo l’ultimo allarme lanciato dal Codacons tramite il segretario nazionale Francesco Tanasi, c’è una nuova ondata che non va confusa con i call center.
“Non siamo sempre di fronte a semplici disguidi. In numerosi casi si tratta di sistemi automatizzati che verificano se un numero è attivo, in quali orari risponde, quanto tempo si resta in linea e quale tipo di reazione si produce. È una vera e propria attività di profilazione preliminare”.
Ricevete chiamate brevissime, mute. Servono ai criminali per capire se il numero è attivo, a che ora rispondete e se siete un soggetto “agganciabile”, spesso anziani o poco digitalizzati. Il sistema registra parametri tecnici: se rispondete, quanto restate in linea, in quale fascia oraria.
Una volta profilati i numeri più vulnerabili, parte la vera truffa: finto operatore telefonico che segnala problemi alla linea, finto bancario che parla di movimenti sospetti, finto parente in difficoltà. Oggi tutto è reso più credibile dall’Intelligenza Artificiale che incrocia dati presi dai social per citarvi dettagli reali della vostra vita.
Il rischio non è immediato, è proprio questa apparente innocuità a renderlo insidioso.
Come difendersi davvero. Non parlate per primi. Se rispondete a un numero sconosciuto, non dite “Pronto, chi è?”. Aspettate che parli l’altro. La vostra voce rivela età e genere, utili per costruire il copione della truffa successiva.
Se percepite anomalie, chiudete. Se dopo una o due mute ricevete una chiamata sospetta che vi chiede codici OTP, password, PIN o dati bancari, riattaccate. Nessun ente serio vi chiederà mai questi dati al telefono.
Attivate i filtri antispam sullo smartphone e iscrivetevi al Registro Pubblico delle Opposizioni. Non è perfetto ma riduce il telemarketing legale. Se le chiamate sono insistenti, potete segnalare al Garante Privacy e alle Forze dell’Ordine. I call center devono conservare i report per 2 anni per i controlli.

