L’iter parlamentare per la ridenominazione della provincia in “Provincia di Ascoli Piceno-San Benedetto del Tronto” ha subito un’accelerazione decisiva proprio in questi giorni.
L’iter per la proposta di legge è stato ufficialmente avviato alla Camera. La proposta mira a modificare la denominazione dell’ente per includere San Benedetto del Tronto, riconoscendo così il peso demografico ed economico della costa e sanando una storica “rivalità” o disparità di rappresentanza tra il capoluogo e la città rivierasca.
Si tratta di un’iniziativa legislativa ordinaria (spesso sostenuta da parlamentari del territorio di diversi schieramenti). Il testo è attualmente all’esame della I Commissione (Affari Costituzionali) della Camera. In questa fase vengono svolte le audizioni dei rappresentanti locali (Sindaci di Ascoli e San Benedetto, Presidente della Provincia e Regione Marche).
Non si tratta della creazione di una nuova provincia (che richiederebbe un iter costituzionale più complesso ex art. 133 Cost.), ma del cambio di denominazione e della possibile istituzione di uffici provinciali distaccati o co-capoluogo, simile a quanto già avviene per province come “Forlì-Cesena” o “Pesaro e Urbino”.
Il progetto ha ricevuto una spinta fondamentale dai rispettivi Consigli Comunali che, tra il 2020 e il 2024, hanno approvato mozioni all’unanimità per promuovere la “Provincia Unica”. Le ragioni principali sono: efficienza dei servizi, evitare il depauperamento dei servizi sanitari, giudiziari e amministrativi.
Presentarsi come un unico blocco urbano da circa 100.000 abitanti, sommando i due centri e l’hinterland, potrebbe consentire di intercettare meglio fondi nazionali ed europei (PNRR).
Trattandosi di un cambio di denominazione che tocca l’ordinamento degli enti locali, dopo il via libera della Camera il testo dovrà passare al Senato per l’approvazione definitiva.
