Riceviamo e pubblichiamo la seguente nota di Francesco Casagrande.

Il Carnevale, sotto qualsiasi declinazione lo si voglia intendere, rappresenta un arco temporale in cui l’ ordinarietà degli avvenimenti è soggetta ad immancabili e rocamboleschi sovvertimenti.

Nella fattispecie quello che ci si appresta a celebrare annualmente dalla comunità offidana, consta ed è suffragato dall’enorme partecipazione popolare che determina la singolare connotazione dell’evento posto in essere; l’effettivo collante sociale che si verifica all’avvio delle danze carnascialesche, ne mostra l’anima identitaria e include il lascito secolare di sua derivazione, al momento del compimento.

Nell’individuare le radici storiche così profonde, attestate anche negli statuti comunali ivi presenti e depositati, ciò che più rende a ragion veduta e dignitari della convivialità degli intervenuti, sono il costituirsi delle Congreghe, vere proprie corporazioni dettate ed animate con norme non scritte o meglio promulgate all’insegna della goliardia, dal riso e dagli infingimenti della maschera (camuffamento sociale consentito), proprie di esternazione verbale e fisica arrecate.

In esse convergono il dilemma caricaturale e dello sberleffo, che l’uomo anche esso più calmierato ed incontrovertibile necessita per inneggiare ad un ordine nuovo e nel soverchiare il potere esiziale e precostituito.

Ai congregati tutti, una volta ricevuta l’investitura e la vestizione così composita di vari elementi culturali ed antropologici, mantengano ai loro principi fondanti e si discostino da un evolversi del Carnevale vissuto con veemenza ed aberrazione avendone piena coscienza del valore della sua portata.

Ad imperitura memoria la città di Offida ed il suo Carnevale storico.

Francesco Casagrande

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