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Il Perù di Serena (diario)


Anche in Perù si festeggia il Carnevale, ma con usi del tutto particolari e sorprendenti…/15

23/2/2007 – El Carnaval ayacuchano – È il terzo anno consecutivo, ormai, che perdo il Carnevale più bello e rumoroso del mondo: la mia cittadinanza offidana è a rischio…Come ogni volta che mi capita di essere lontana dal “paesello” in questo periodo di maschere e vino, per non sentire troppo la mancanza della mia terra e non invidiare i miei amici che si stanno divertendo lassù, mi cerco un… Carnevale di riserva. Con alcuni colleghi di Aprodeh organizziamo il viaggio per Huamanga: capitale del departamento di Ayacucho, profonda “sierra”. Viaggiamo di notte, un peccato perdersi il passaggio brusco dove la natura da deserto diviene rigogliosa e verde; ma le distanze qui sono immense e, se non si approfitta delle ore di buio, si trascorrono intere giornate in bus! All’alba del venerdì grasso, penso per un attimo ad alcuni che al “nord” con “guazzarò” e fazzoletti rossi fremono per scorrazzare dietro al “bove”. Chiudo gli occhi, li osservo per un po’ e poi decido di accantonare tutto nell’angolino in basso a sinistra, e di vivere questa nuova esperienza. Le prime luci del mattino mi svegliano, a darmi il benvenuto la sierra: montagne, ruscelli e tanto verde!! La immagine di Ayacucho (in quechua significa “angolo dei morti”) dall’alto è eccezionale: tutt’intorno le Ande, le abitazioni nel mezzo, cullate dalle montagne. È una delle città più antiche del Perù, fondata nel 1539 e situata in una valle a 2760 metri d’altitudine. Un tempo doveva costituire una tappa tra l’antica capitale Cuzco e quella nuova in via di costruzione, Lima. Ad attenderci al terminale il ragazzo di Raquel, un’amica di Aprodeh. Alle 8 di mattina siamo già nel ristorante dei suoi a fare colazione: riso, pollo, patate ed inca-cola (una bevanda gialla fosforescente dal sapore di gomma da masticare, presente in tutte le tavole peruviane). “Nella sierra si mangia molto – mi avvertono – e ovviamente non si può rifiutare nulla sennò si offendono”. Prima di andare, un mate di coca (un infuso fatto con foglie di coca) per sconfiggere il “soroche” (problemi legati all’altitudine). In strada c’é un’atmosfera strana, tutti camminano adagio guardando in ogni direzione. SPLASH, colpita! Capisco subito il perché di quei volti preoccupati. Qua a Carnevale si scatenano lotte di gavettoni: sembra il nostro Ferragosto! Non avevo mai pensato a come molte tradizioni siano scandite dall’alternarsi delle stagioni. Arrivano gavettoni quando si é fortunati: si lanciano anche secchiate di acqua e aceto, persino pomodori marci. In una via del centro uno striscione mi lascia senza parole “in questa zona é vietato lanciare olio bollente”. Immaginate fino a che punto arrivano! Il sabato nella piazza principale c’é la sfilata delle Istituzioni del governo locale di Ayacucho e di alcune ONG. Davanti ci sono pupazzi giganti che simboleggiano e sbeffeggiano i vari personaggi politici. “El Gnó” (il pupazzo principale) quest’anno non poteva che essere lui: il presidente Alan García. (vedi foto) A seguire il corteo composto da “huamanguinas” (donne vestite con abiti campesini tipici) e rispettivi consorti che le accompagnano suonando “charango, chitarra, quena e zampoña” , abbigliati con mantelli di diversi colori. Colori e musica impazzano nelle vie della cittá. Noi riusciamo ad intrufolarci in una “comparsa” (gruppo mascherato), ci regalano stelle filanti e ci cospargono di talco e spuma a ritmo di “desde lejo soy venido..”. Arriviamo ad una chiesa, entriamo, addobbiamo altare e banchi con biscotti e nastrini mentre fuori si iniziano a distribuire cibo e bibite: riti religiosi e pagani si mescolano con tanta naturalezza da lasciarmi a bocca aperta.

 Serena D’Angelo (Fonte: Provincia Ascoli Piceno)

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